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Il dramma
27 Gennaio 2026 - 08:12
NAPOLI. Un salto nel vuoto, all'alba. Così è morto il notaio Sabatino Santangelo (nella foto), notissimo professionista con trascorsi in politica. Santangelo, 89 anni, avrebbe lasciato anche un biglietto d’addio ai familiari. Questo trapela da fonti investigative, ma nulla si saprebbe sul contenuto.
Da quanto si apprende, proprio lo scritto avrebbe fugato ogni subbio sul gesto volontario. Secondo la ricostruzione, l'atto si sarebbe consumato alle 5 del mattino, salendo su una sedia e gettandosi dal balcone. L'abitazione di Santangelo si trova all'ottavo piano di uno stabile al corso Vittorio Emanuele.
Nel corso della mattinata, un sopralluogo in casa è stato effettuato dai Carabinieri. Avvisato il pm di turno. Ma sulla vicenda permane uno stretto riserbo. Santangelo, per tutti Tino, era figura molto stimata a Napoli. Maestro per generazioni di notai, avviati alla professione, è ricordato anche per l'impegno in politica.
Fu vicensindaco dal 2006 al 2011, nella seconda giunta di Rosa Russo Iervolino. Di lui si rammenta anche una lunga vicenda giudiziaria, legata all'esperienza amministrativa. In una brevissima nota, la famiglia Santangelo «esclude categoricamente il collegamento del decesso con gli ultimissimi sviluppi delle vicende processuali».
Il notaio avrebbe dovuto affrontare un terzo processo d’appello, assieme ad altri coimputati, nel procedimento per le mancate bonifiche di Bagnoli. Una tappa con una scadenza: l'udienza del 6 marzo prossimo, presso la alla seconda sezione della Corte di Appello. A questo si è giunti dopo due assoluzioni in secondo grado, cancellate con rinvio dalla Corte di Cassazione, l’ultima nella scorsa primavera.
Il 29 ottobre 2024 la quinta sezione della Corte di Appello lo aveva assolto con la formula “perché il fatto non sussiste” dal presunto disastro ambientale colposo. Anni fa, Santangelo aveva rinunciato alla prescrizione. Il procedimento penale risale al 2014, le indagini invece presero il via nel 2007. In primo grado, nel 2018, Santangelo venne condannato a tre anni di reclusione.
In secondo grado, la Corte di Appello di Napoli assolse viceversa tutti gli imputati, escludendo che Bagnoli Futura - la spa di cui il notaio fu presidente - avesse cagionato un disastro con la bonifica nel periodo che va dal 2005 al 2013. In seguito a ricorso, la Suprema Corte annullò le assoluzioni e rinviò il processo ad un'altra sezione della Corte di Appello, con il compito di accertare se la bonifica avesse comunque aggravato la situazione di inquinamento ambientale.
Anche in questo caso gli imputati furono assolti. Con il nuovo ricorso della procura generale, la vicenda è tornata in corte di Cassazione, che lo scorso maggio ha annullato la sentenza dell'appello bis e ha disposto un nuovo processo.
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