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Camorra
27 Gennaio 2026 - 08:02
Nei riquadri gli imputati Giovanni Strazzullo, alias “’o chicco”, e Armando Mastroianni
NAPOLI. Faida a Chiaia a suon di colpi di pistola e sventagliate di mitra, capi e gregari del clan Strazzullo chiedono e ottengono il patteggiamento e in appello riescono a limitare i danni. Nonostante le pesanti accuse formulate dalla Dda a carico del gruppo capeggiato dal giovane ras Giovanni Strazzullo, alias “’o chicco”, quelle che ieri mattina sono state disposte dalla quinta sezione della Corte di appello di Napoli sono state quattro condanne tutto sommato soft: Strazzullo ha rimediato 8 anni e 10 mesi, Mariano Cangiano 8 anni, Gennaro Ruggiero 6 anni e 10 mesi, Armando Mastroianni 7 anni.
Un verdetto, quello di ieri, accolto tra l’altro con favore dall’avvocato Giuseppe De Gregorio, difensore di Ruggiero, Strazzullo e Mastroianni. Nel collegio difensivo anche l’avvocato Leopoldo Perone. A febbraio dello scorso anno le pene stabilite dal gip erano state però ben più consistenti. L’emergente ras Strazzullo aveva infatti rimediato 12 anni di carcere, Armando Mastroianni 10 anni, Emanuele Mastroianni 2 anni e 6 mesi.
A Mariano Cangiano erano stati inflitti 9 anni e 4 mesi, mentre Gennaro Ruggiero ne aveva incassati 8. L’inchiesta condotta dai detective della Squadra mobile e culminata negli arresti dell’estate 2023 ha consentito di fare luce su una stagione di sangue e piombo che andava avanti da ormai quasi tre anni, cioè da quando le nuove leve del clan Strazzullo avevano deciso di conquistare la Torretta di Chiaia, mettendo alla porta tutte le cosche rivali, vale a dire il cartello Frizziero-Piccirillo, a fasi alterne spalleggiato dai Cirella, in quel momento riuniti in un’unica holding criminale.
«Se non te ne vai da qua ti rompo la testa». «Devi scomparire , altrimenti ti sparo». Sono queste alcune delle minacce che i componenti del gruppo della Torretta capitanato da Giovanni Strazzullo “’o chicc”, figlio del ras Enrico Strazzullo e legato all’Alleanza di Secondigliano e in particolare ai Licciardi, avevano rivolto a un parcheggiatore abusivo di Chiaia, costretto poi a lasciare il quartiere.
Ma non solo: secondo l’accusa e ferma restando la presunzione d’innocenza degli indagati fino all’eventuale condanna definitiva, in cinque avrebbero messo a ferro e fuoco la zona con stese, scorribande armate e agguati nei confronti degli esponenti dei Frizziero e imponendo tangenti ai parcheggiatori abusivi della zona. Cento euro a settimana da ognuno, se le vittime volevano continuare a “lavorare”.
I primi a finire in manette sono stati Giovanni Strazzullo e Armando Mastroianni. Le maglie dell’inchiesta si sono presto strette però anche intorno a Mariano Cangiano, Gennaro Ruggiero ed Emanuele Mastroianni. Le indagini hanno consentito di ricostruire alcune stese in via Santa Maria della Neve e via Camillo Cucca, così come la costante disponibilità di armi da fuoco del gruppo, anche di grosso calibro e a canna lunga, la sparatoria contro l’abitazione di Alvino Frizziero e l’agguato fallito ai danni del rivale Giuseppe Pugliese.
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