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Acerra
27 Gennaio 2026 - 08:54
ACERRA. Le bugie hanno le gambe corte. Vicenda Polo produttivo in zona Candelara: dopo la sconfitta dinanzi ai giudici del TAR, l’amministrazione comunale guidata dal sindaco Tito d’Errico ha deciso di ricorrere al Consiglio di Stato nel tentativo di bloccare il rilascio del permesso a costruire in favore della società Immobiliare Area srl, che punta alla realizzazione di un polo produttivo in quel sito, destinato ad ospitare un gruppo di imprese private.
Una scelta che arriva al termine di una vicenda amministrativa già ampiamente nota e più volte ricostruita, anche nell’autunno del 2024. In particolare, emerge un dato difficilmente contestabile: nessun tecnico del Comune di Acerra, incaricato dall’Amministrazione, ha mai partecipato alla Conferenza dei Servizi, pur essendo l’ente regolarmente invitato.
Un fatto grave che smentisce pesantemente il primo cittadino che in consiglio comunale dichiarò esattamente il contrario, asserendo pubblicamente l’esistenza di un sostanzioso carteggio in possesso del Comune. Quindi è chiaro che la Conferenza dei servizi, conclusasi con il rilascio dell’Autorizzazione Unica Ambientale, si è svolta quindi senza la presenza del Comune, che non solo non ha preso parte ai lavori ma non ha trasmesso osservazioni né deduzioni formali, lasciando decorrere i termini.
Solo mesi dopo, a procedimento ormai definito, l’Amministrazione ha tentato di opporsi, quando però i giochi erano già chiusi. Un comportamento che il Tar ha ritenuto privo di fondamento giuridico, sancendo la “perdita”, da parte del Comune, della facoltà di contestare successivamente gli esiti della Conferenza dei Servizi, proprio in virtù del silenzio serbato in fase procedimentale.
Nel corso dell’acceso consiglio comunale sulla vicenda, il presidente dell’assise cittadina, Raffaele Lettieri - che risulterebbe ancora membro del consiglio di amministrazione del Consorzio Asi di Napoli, nonostante una più volte segnalata incompatibilità - arrivò ad offendere pesantemente i consiglieri di opposizione, usando termini irripetibili. Episodio portò alla presentazione di una denuncia penale da parte degli stessi offesi.
Ma tornando ai fatti amministrativi, la cronologia è chiara: il 21 dicembre 2023 la società proprietaria dell’area, un tempo destinata ad ospitare una struttura sportiva dell’Alfa Lancia, presenta istanza per il rilascio dell’Autorizzazione Unica; il 2 febbraio 2024 (40 giorni dopo) l’autorizzazione viene rilasciata e il Comune viene regolarmente informato, ma non assume alcuna iniziativa.
Neppure il presidente del consiglio comunale, che ricopre anche un ruolo autorevole all’interno dell’ASI di Napoli, interviene o solleva rilievi. Ora, giunti al cosiddetto “giro di boa”, il sindaco d’Errico ha dato mandato ai dirigenti comunali di presentare ricorso al Consiglio di Stato, con una spesa di circa 5mila euro, pur nella consapevolezza che gli spazi di manovra siano estremamente ridotti.
Resta inoltre concreto il rischio che il Comune venga condannato al pagamento delle spese legali, evenienza che non si era verificata nel giudizio di primo grado. In questa vicenda, a uscire fortemente ridimensionata è soprattutto la credibilità del sindaco d’Errico che, nel corso di quel consiglio comunale, dichiarò pubblicamente - come documentato in un video – che il Comune «aveva espresso un forte dissenso ed era in possesso di un ampio carteggio a supporto». Dichiarazioni smentite dai fatti e, soprattutto, dalla sentenza del Tar.
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