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Malanapoli
28 Gennaio 2026 - 09:13
Nei riquadri da sinistra Cristian Celentano, Gabriele Vallefuoco, Salvatore Bifolchetto, Nicoletta Mascaro, Cesare Di Domenico, Gennaro Ottaiano e Luciano Carbone
NAPOLI. Un’inchiesta antidroga che ha colpito due clan, riorganizzatisi dopo i colpi subiti da magistratura e forze dell’ordine negli ultimi anni: “Abbasc Miano” e Amato-Pagano, fazione di Scampia. L’ha coordinata la Procura antimafia di Napoli, su indagini della polizia, ed è culminata in 28 misure cautelari su 31 indagati: 25 in carcere e tre agli arresti domiciliari.
Agli atti ci sono appostamenti, pedinamenti e intercettazioni, sia telefoniche che ambientali. In una di esse compare anche un minorenne. «Babbo, dove si trova piazza Santa Croce?». «Dove siamo andati io e te poco fa a parlare con quello “scocciato” (calvo). Il fatto dei cinque euro», la risposta.
Girava per consegnare la droga insieme al figlio di dieci anni, utilizzato per evitare controlli, uno dei trafficanti di droga finiti in manette all’alba di ieri per l’inchiesta su due gruppi di Scampia: “Abbasc Miano” e una costola del clan Amato-Pagano. Un comportamento da padre che Mario Abbatiello, suo superiore nella gerarchia camorristica, non approvava: «Non camminare con tutto quello (stupefacente) addosso... poi ti porti tuo figlio dietro...».
L’indagine è culminata in ventotto arresti per associazione finalizzata al traffico di cocaina e kobret, di cui cinque con l’aggravante mafiosa. Per un anno i poliziotti della “Narcotici” della Squadra mobile della questura (dirigente Giovanni Leuci, vice questore Giuseppe Fusco) con i colleghi del commissariato Scampia (dirigente Angela Castaldo, commissario Lorenzo Stabile) hanno monitorato e intercettato i componenti delle due organizzazioni, entrati in contrasto perché gli Amato-Pagano della piazza di spaccio della “Trentatré” in via Ghisleri avevano invaso il territorio in cui trafficavano quelli di Miano, eredi nel quartiere dei Lo Russo.
Cosicché i “mianesi” organizzarono un agguato sparando ad agosto del 2022 contro due nemici, mancandoli. A dare il via all’inchiesta (coordinata dal pm Lucio Giugliano) sono state le dichiarazioni di Luigi Rignante, ultimo pentito dell’area di Scampia, che ha corroborato quelle di Salvatore Roselli.
Entrambi hanno raccontato che oltre alla piazza di spaccio della “Trentatré” gli Amato-Pagano si erano ben organizzati nelle consegne a domicilio della cocaina e del kobret, le droghe più richieste, o per appuntamento in strada a Chiaiano, Miano e ai Colli Aminei. I proventi gonfiavano le casse del clan e mantenevano le famiglie dei detenuti.
Al vertice dell’organizzazione, in cui ognuno aveva un ruolo preciso, due vecchie conoscenze della polizia: Massimiliano Cafasso “Maglietella” e Salvatore Mele. “Saviuccio”, con Mario Abbatiello, Pasquale Capano “o’ pazz”, Giovanni Conte “’o tavano” e Salvatore Montefusco “’o peruto”come organizzatori .
Sul fronte dei “mianesi” agivano Giovanni Castiello, Luciano Carbone, Cristian Celentano e Salvatore Ciotola. Ad assistere gli indagati saranno, tra gli altri, gli avvocati Luca Mottola, Domenico Dello Iacono e Luigi Poziello.
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