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Carabiniere corrotto dal clan, la Procura invoca la stangata

Soffiate agli Amato-Pagano, la Dda chiede 9 anni di carcere per il militare infedele

Carabiniere corrotto dal clan, la Procura invoca la stangata

NAPOLI. Mazzette e favori al carabiniere infedele che avrebbe agevolato gli affari del clan della 167 di Arzano, arriva l’affondo della Procura. Dopo l’arresto scattato a marzo scorso, entra nel vivo il processo di primo grado che si sta celebrando con il rito abbreviato innanzi al gip Campanaro. Udienza chiave, quella di ieri, con le richieste di pena avanzate dal pm della Dda Caputo. A rischiare grosso è proprio l’ex luogotenente della tenenza di Arzano Giuseppe Improta, per il quale sono stati invocati 9 anni e 2 mesi di reclusione.

Mano pesante anche i ras e referenti del clan Amato-Pagano Giuseppe Monfregolo e Mariano Monfregolo: il primo rischia 8 anni e 6 mesi, i secondo 8 anni e 9 mesi. Per il quarto imputato, Aldo Bianco, sono stati invece chiesti 7 anni e 10 mesi. Nelle prossime udienze la palla passerà al collegio difensivo (composto dagli avvocati Roberto Saccomanno, Claudio Davino, Pollio, D’Auria e Ascione), chiamato al delicato compito di provare ad aprire una breccia in un quadro indiziario rivelatosi, almeno fin qui, granitico. Dalle indagini è infatti emerso che il militare dell’Arma avrebbe percepito dal clan uno stipendio mensile di 1.000 euro, oltre ad altri “benefit” come regali e altri favori, come interventi di manutenzione alle auto di famiglia, in cambio di “soffiate” su indagini e operazioni in corso.

L’approdo processuale non è stato però semplice o scontato. L’inchiesta, nonostante le intercettazioni nell’auto di Giuseppe Monfregola da cui emergevano le tangenti in favore di Improta, in un primo momento era stata archiviata per mancanza di elementi a riscontro. La svolta è così arriva di recente con il pentimento del boss Pasquale Cristiano, referenti degli Amato-Pagano nella 167 di Arzano, e del padre Pietro Cristiano: entrambi hanno infatti puntato il dito contro il carabiniere, confermandone la “disponibilità”. Hanno raccontato, infatti, anche di vari regali fatti a partire dal 2015 e fino al 2023: oltre ai soldi avrebbe percepito anche altri “benefit”: abiti, bottiglie di vino, interventi di manutenzione della casa e su alcune auto di famiglia come cambi di pneumatici e pezzi di ricambio.

Nei guai, oltre al militare, erano finiti altri soggetti appartenenti alla cosca arzanese, costola del clan Amato-Pagano tra cui Aldo Bianco, Giuseppe Monfregolo e Mariano Monfregolo. Si tratta di persone ritenute dagli investigatori ai vertici del clan della 167 di Arzano che avrebbero versato al carabiniere un mensile da circa mille euro e ulteriori extra in occasione di rivelazioni di segreti d’ufficio su indagini, come l’imminenza delle notifiche delle misure cautelari per agevolare la fuga degli indagati oppure l’installazione di telecamere. Tra le contestazioni anche false relazioni di buona condotta per il boss, quando era sotto sorveglianza speciale, la mancata notifica delle misure cautelari e precautelari e anche il favoreggiamento della fuga e della latitanza per i suoi “benefattori”. Accuse pesanti, per le quali la Dda ha chiesto ora condanne severe.

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