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Il rapporto
30 Gennaio 2026 - 08:22
NAPOLI. L’ottavo Rapporto Gimbe fotografa un Servizio Sanitario Nazionale in crisi strutturale, vittima di un definanziamento mascherato che colpisce con estrema durezza le aree più fragili del Paese, in particolare la Campania.
La Fondazione ha spesso lanciato l’allarme su uno smantellamento inesorabile che sta trasformando il diritto alla salute in un privilegio, con un aumento delle disuguaglianze che vede i residenti in Campania e nel Mezzogiorno penalizzati su più fronti: dalle liste d'attesa alla fuga del personale.
Nonostante l’aumento nominale del Fondo Sanitario Nazionale, l’inflazione e il calo della spesa sanitaria in rapporto al Pil (scesa al 6,1%) hanno generato un taglio reale di miliardi di euro. Questo divario tra risorse e costi effettivi rischia di scaricarsi direttamente sui bilanci delle Regioni: per la Campania, già storicamente sotto pressione finanziaria, questo significa dover scegliere tra la riduzione dei servizi o l’aumento delle tasse locali per coprire i buchi di bilancio.
Il rapporto denuncia un meccanismo di riparto delle risorse ancora lontano dall’equità. Privilegiando le regioni con popolazione più anziana, il sistema penalizza le realtà anagraficamente più giovani. In termini pro-capite, infatti, la Campania riceve solo 2.135 euro, posizionandosi agli ultimi posti della classifica nazionale.
In termini assoluti, la Campania soffre di un gap negativo di ben 256 milioni di euro rispetto alla media, una disparità che limita drasticamente la capacità della regione di rispondere ai bisogni di salute emergenti. Il peso della sanità grava sempre di più sulle tasche dei cittadini.
In Italia, quasi il 10% della popolazione rinuncia alle prestazioni sanitarie per motivi economici, un fenomeno che in Campania è alimentato da un tasso di povertà assoluta superiore alla media nazionale. Chi può permetterselo ricorre al privato, ma per molti residenti l'unica alternativa resta la rinuncia, rompendo definitivamente il patto di cittadinanza e sicurezza sociale. I dati certificano una "frattura strutturale" nel Paese.
Sebbene la Campania risulti tra le poche regioni del Sud a rispettare formalmente i Livelli Essenziali di Assistenza (Lea), il fenomeno della mobilità sanitaria verso il Nord resta imponente, con un saldo passivo che sottrae ingenti risorse alla sanità regionale. Il dato più drammatico è però quello dell’aspettativa di vita: in Campania si vive mediamente 81,7 anni, contro gli 84,7 di Trento.
Un gap di 3 anni che testimonia come la qualità dei servizi in Campania incida direttamente sulla longevità dei cittadini. Mentre l'Italia vanta un numero elevato di medici, soffre di una cronica mancanza di infermieri. In Campania la situazione è critica, con una delle densità infermieristiche più basse d'Italia.
A questo si aggiungono i ritardi nell'attuazione del Pnrr: per quanto riguarda il Fascicolo Sanitario Elettronico, in Campania solo l'1% dei cittadini ha espresso il consenso alla consultazione, contro il 92% dell'Emilia-Romagna. Senza una svolta nella gestione del personale e delle tecnologie, le Case della Comunità previste dal piano rischiano di rimanere cattedrali nel deserto.
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