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L'inchiesta

Agguato ai Cafasso-Mele, arriva la svolta nelle indagini

Ricostruita la “stesa” compiuta dai “mianesi” ad agosto 2022 per vendicare un’invasione di campo da parte del clan rivale

Agguato ai Cafasso-Mele, arriva la svolta nelle indagini

Salvatore Mele e Massimiliano Cafasso

NAPOLI. Sarebbero a una svolta le indagini sull’agguato, compiuto ad agosto 2022, contro alcuni affiliati al gruppo Cafasso-Mele, una costola del clan AmatoPagano con base in via Ghisleri a Scampia che gestiva la piazza di spaccio della “Trentatré”. Della “stesa”, che non provocò feriti ma era mirata a uccidere secondo gli inquirenti, si stanno occupando i poliziotti della Squadra mobile della questura coordinati dalla Dda di Napoli.

Con una certezza: quel giorno entrarono in azione sicari del gruppo di “Abbasc Miano” per vendicarsi di un’invasione di territorio avvenuta in precedenza nell’ambito della vendita di sostanze stupefacenti. Si tratta ora di dare un volto e un nome agli autori della sparatoria.

Dei contrasti tra il gruppo dei “mianesi” e i Cafasso-Mele si scrive l’ordinanza di custodia cautelare che tre giorni fa ha colpito i due clan, riorganizzatisi dopo i colpi subiti da magistratura e forze dell’ordine negli ultimi anni. Un’inchiesta coordinata dalla procura antimafia di Napoli, su indagini della polizia, e culminata in 28 misure cautelari su 31 indagati: 25 in carcere e tre agli arresti domiciliari.

Agli atti ci sono appostamenti, pedinamenti e intercettazioni, sia telefoniche che ambientali. In una di esse compare anche un minorenne L’indagine ha fatto scattare le manette, o la notifica del provvedimento restrittivo per chi era già detenuto per altro, per 28 persone indagate per associazione finalizzata al traffico di cocaina e kobret, di cui cinque con l’aggravante mafiosa.

Per un anno i poliziotti della “Narcotici” della Squadra mobile della questura (dirigente Giovanni Leuci, vicequestore Giuseppe Fusco) con i colleghi del commissariato Scampia (dirigente Angela Castaldo, commissario Lorenzo Stabile) hanno monitorato e intercettato i componenti delle due organizzazioni, entrati in contrasto perché gli Amato-Pagano della piazza di spaccio della “Trentatrè” in via Ghisleri avevano invaso il territorio in cui trafficavano quelli di Miano, eredi nel quartiere dei Lo Russo.

Cosicché i “mianesi” organizzarono un agguato sparando ad agosto del 2022 contro due nemici, mancandoli. A dare il via all’inchiesta (coordinata dal pm Lucio Giugliano) sono state le dichiarazioni di Luigi Rignante, ultimo pentito dell’area di Scampia, che ha corroborato quelle di Salvatore Roselli.

Secondo gli inquirenti al vertice dell’organizzazione, in cui ognuno aveva un ruolo preciso, c’erano due vecchie conoscenze della polizia: Massimiliano Cafasso detto “Maglietella” e Salvatore Mele “Saviuccio” con Mario Abbatiello, Pasquale Capano “’o pazz”, Giovanni Conte “’o tavano” e Salvatore Montefusco “’o peruto” come organizzatori dell’attività illecita. Sul fronte dei “mianesi” agivano Giovanni Castiello, Luciano Carbone, Cristian Celentano e Salvatore Ciotola.

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