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Acerra
31 Gennaio 2026 - 13:36
ACERRA. Sui “pozzi pilota” il sindaco Tito d’Errico e la sua maggioranza sembrano salire su una macchina del tempo, tornando indietro di quasi 17 anni nel tentativo di scaricare sulla Regione Campania responsabilità che, in realtà, appartengono a un’intera classe politica locale.
Una classe dirigente che, dal 2008 a oggi, non ha mai mosso un dito contro la Regione, mantenendo anzi una posizione di evidente subalternità. La vicenda dei cosiddetti “pozzi pilota” – un contentino utile a “buttare fumo negli occhi” degli acerrani – prende avvio tra il 2007 e il 2008, nel pieno della mobilitazione contro l’insediamento del termovalorizzatore.
Il progetto, finanziato e realizzato dalla Regione Campania con fondi europei, prevedeva la realizzazione di due pozzi in prossimità delle aree industriali: uno nei pressi della Montefibre, l’altro in località “Aria di Settembre”, vicino al polo industriale Acerra-Pomigliano.
L’obiettivo dichiarato era il monitoraggio dell’inquinamento della falda acquifera che attraversa il territorio. I pozzi furono quasi completati, con l’impiego di tutte le risorse disponibili, ma non entrarono mai in funzione. Il sindaco dell’epoca, Espedito Marletta, fu costretto ad affidarne la sorveglianza a un istituto di vigilanza privata, con una spesa di circa 5mila euro al mese. La vicenda assunse rilevanza nazionale il 7 dicembre, quando un servizio di Luca Abete andò in onda su Striscia la Notizia, il TG satirico di Canale 5.
Da allora è passata molta acqua sotto i ponti, ma non nelle centrifughe dell’impianto. Con il trascorrere degli anni, le strutture sono state progressivamente saccheggiate e devastate, fino a ridursi a uno scheletro. Cavi, pompe e attrezzature sono stati asportati dai soliti ignoti.
Terminati i fondi per la vigilanza, per un certo periodo la sorveglianza di ciò che restava dei “pozzi pilota” venne affidata agli uomini della polizia locale. Nel frattempo, quelle strutture erano ormai diventate “pozzi fantasma”, simbolo dell’incuria che ha caratterizzato le diverse amministrazioni comunali succedutesi nel tempo.
Dopo le ultime elezioni regionali, d’Errico e il suo esecutivo - alla ricerca di visibilità a basso costo e apparentemente ignari del fatto che la storia può raccontarla solo chi l’ha vissuta e non chi la reinventa - hanno improvvisamente riscoperto questi impianti oggi d”massacrati” e inservibili.
Pozzi che, all’epoca, servirono soprattutto a rafforzare il consenso di politici pronti a dichiarare il proprio amore per Acerra. È evidente che, oggi più che mai, per l’attuale maggioranza ogni occasione sia buona per aprire uno scontro con la Regione: alzare l’asticella, forzare i toni, provando a scaricare su altri le proprie responsabilità.
Comunque, l’inerzia posta in evidenza dal primo cittadino acerrano non può essere attribuita ai politici regionali ma alla politica locale, che ha continuato a fare il gioco delle tre scimmiette (“non vedo, non sento e non parlo”), sperando che tutti finisse, così di solito a “tarallucci e vino”.
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