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Il dolore di Sarno
04 Febbraio 2026 - 12:18
Livio Falciano
Sarno è ancora sotto shock per l’uccisione di Gaetano Russo, il salumiere di 61 anni morto dopo essere stato accoltellato nel suo locale mentre difendeva la figlia. A raccontare chi fosse davvero quell’uomo, al di là della cronaca nera, è Livio Falciano, segretario cittadino di Forza Italia a Sarno, ma soprattutto amico di famiglia della vittima.
La sua è una testimonianza carica di dolore, che restituisce il profilo di una persona conosciuta e stimata da tutta la città. «La moglie di Gaetano era compagna di scuola di mio fratello. Eravamo amici di famiglia», racconta. «Gaetano era un grandissimo lavoratore, uno di quelli che non si fermano mai. Dietro alla salumeria aveva anche il panificio, lavorava notte e giorno. Io so cosa significa fare sacrifici, perché anche mia madre aveva una salumeria e si riforniva da lui. Conosco bene il lavoro, la fatica, l’impegno che ha messo in quella attività. Era una persona instancabile».
Nel racconto di Falciano emerge anche un dettaglio che rende la vicenda ancora più tragica. Russo, spiega, aveva sempre aiutato anche colui che poi lo ha ucciso. «Era una persona che tutti conoscevamo a Sarno, con problemi di droga. Gaetano non si è mai girato dall’altra parte. Quando qualcuno aveva fame, lui da mangiare glielo dava. Non faceva differenze».
Il giorno dell’omicidio, ricostruisce Falciano, l’aggressore aveva già dato segnali evidenti di squilibrio. «Io avevo un incontro politico nel pomeriggio. Quando è passato, era completamente fuori di testa, ha detto frasi senza senso a un mio collega di partito. Poco dopo eravamo alla messa di suffragio per la scomparsa di un esponente storico del territorio di Sarno. Quest’uomo è entrato in chiesa e ha iniziato a cantare canzoni di Gomorra. Il parroco è stato costretto a cacciarlo».
Da lì, una sequenza che appare ancora inspiegabile. «Ha attraversato tutta la città ed è arrivato nella salumeria del mio amico. Non si capisce ancora perché abbia attaccato la figlia. Quello che è certo è che Gaetano ha fatto quello che farebbe qualunque padre: l’ha difesa. Ha preso un coltello ed è stato ucciso».
Per Falciano, quanto accaduto non può restare solo una pagina di cronaca nera. «Gaetano Russo è morto compiendo un gesto di coraggio, difendendo sua figlia e incarnando fino all’ultimo quello che è sempre stato: un uomo perbene, un lavoratore, una persona solidale. Per questo credo che gli debba essere riconosciuta una medaglia al valore al merito. Sarebbe un segno di giustizia morale, per lui e per una famiglia distrutta dal dolore».
Un racconto che restituisce il volto umano di una tragedia e che, nelle parole di chi lo conosceva da una vita, trasforma una vittima in simbolo di dedizione, sacrificio e coraggio quotidiano.
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