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Omicidio

Trappola mortale nel fortino del clan, i killer avrebbero sbagliato bersaglio

Omicidio ad Arzano, Rosario Coppola scambiato forse per un ras dei Monfregolo

Trappola mortale nel fortino del clan, i killer avrebbero sbagliato bersaglio

Nella foto i rilievi dei carabinieri sulla scena del crimine;rosarinio Persico, rimasto ferito nel raid

NAPOLI. È un giallo l’omicidio di Rosario Coppola, ma tra le ipotesi al vaglio degli investigatori ce n’è una clamorosa che fin dal primo momento non è stata esclusa: un possibile errore di persona. Il 52enne imbianchino assomigliava fortemente a un pregiudicato del clan Monfregolo in libertà e potrebbe essere stato scambiato per lui nel corso dell’agguato compiuto l’altro ieri sera ad Arzano.

La vittima era in compagnia di un 25enne barbiere incensurato, Antonio Persico, anch’egli residente nella cittadina, ferito lievemente a un braccio da un solo proiettile. Mentre cinque colpi hanno centrato l’operaio, che era ancora con la tuta da lavoro addosso, a dimostrazione di chi fosse il bersaglio della sparatoria.

I due erano in macchina quando sono comparsi i killer su un’altra autovettura. Erano le 21 e 30. Ad Arzano la voce sul possibile errore di persona è insistente e verifiche sono in atto da parte degli investigatori. La dinamica dell’agguato è tipicamente camorristica, ma nulla legherebbe l’uomo ad ambienti malavitosi della zona.

Né il giro d’affari della vittima farebbe pensare a una ritorsione per un rifiuto alla richiesta di “pizzo”: in passato era stato titolare di una ditta individuale, poi l’aveva chiusa pur continuando a fare l’imbianchino. Ecco perché, in assenza di novità, la pista dell’errore di persona è battuta insieme a quella della vendetta per un possibile “sgarro” a qualche ras della zona per una vicenda dai contorni per ora indefiniti.

La cittadina a nord di Napoli è sotto l’influenza del clan della “167”, i Monfregolo, legato alla camorra di Secondigliano. Rosario Coppola aveva a carico soltanto una denuncia a piede libero per reati contro il patrimonio, risalente al lontano 2005. Da qual momento non aveva più avuto a che fare con la giustizia, non frequentava malavitosi né il suo nome era comparso in indagini anticamorra o per altri reati.

Anche Antonio Persico è un volto sconosciuto alle forze dell’ordine: barbiere senza precedenti penali, mercoledì sera aveva appena chiuso il negozio. I due sono saliti sulla Smart dell’imbianchino per recarsi a casa dell’altro in previsione di lavori. Da un’autovettura scura con due uomini all’interno che si è affiancata sono partiti una decina di colpi di pistola tra via Barone e via Sette Re, di cui la maggior parte a segno.

Inutilmente il 52enne alla guida ha accelerato: l’inseguimento è terminato nel sangue e lui è morto all’istante. Le indagini sono condotte dai carabinieri di Castello di Cisterna e della tenenza di Arzano, coordinati dalla Procura di Napoli Nord.

Sul posto sono accorsi anche i carabinieri del reparto investigazioni scientifiche per i rilievi mentre i colleghi acquisivano le immagini della video sorveglianza e sentivano Antonio Persico, ferito al braccio destro e sotto choc.

Intanto il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha annunciato che i controlli mirati controlli nell’area saranno ulteriormente intensificati. Se ne parlerà in un prossimo Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.

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