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Benevento
06 Febbraio 2026 - 13:18
«I miei gemelli di un anno e mezzo hanno frequentato l'asilo nido fino a ieri, ho trovato anche dei lividi sul loro corpo. Dall'asilo nido mi hanno raccontato che se li erano procurati “gattonando", ma stanotte mi rivoltavo nel letto pensando: come hanno fatto a procurarseli, se sul pavimento dell'asilo ci sono i tappeti?».
È parte del racconto di uno dei genitori - circa una trentina - che si trovano in questo momento all'esterno dell'ingresso dell'asilo nido a Benevento dove si sarebbero consumate, secondo quanto emerso dalle indagini condotte dai carabinieri e coordinate dalla Procura della città sannita, violenze fisiche e psicologiche su bambini di età compresa tra 10 mesi e tre anni.
Ieri c'è stata l'esecuzione di un'ordinanza emessa dal gip del Tribunale di Benevento che prevede la misura cautelare del divieto di dimora nei confronti di cinque insegnanti, sia laiche che religiose, accusate di concorso in maltrattamenti aggravati ai danni di minori. I bambini sarebbero stati picchiati ed anche immobilizzati ai passeggini.
«Ho notato che i miei figli si rifiutano le cinture allacciate nei passeggini, non ho certezze, ma temo che siano stati anche loro vittime di queste violenze», continua il racconto della madre dei gemelli, che ringrazia chi ha denunciato lo scenario dell'asilo degli orrori.
«È stata una donna che svolgeva un tirocinio all'asilo nido, so poi non ci è andata più, spero di incontrarla e ringraziarla, non ha avuto paura di denunciare. Dobbiamo ringraziarla, altrimenti mai avremmo saputo. Devo dire che i miei figli erano contenti di entrare all'asilo con le suore, quindi penso che le violenze non siano state esercitate da loro», confida la mamma dei piccoli.
«Ho visto che i bambini sono aggressivi tra loro. Anche se i miei figli non sono tra le vittime viste nei video, penso che anche loro avranno bisogno di un percorso, un aiuto, avranno visto le violenze» prosegue il racconto della donna, «Sulle costrizioni per mangiare, a me hanno sempre detto che i miei figli mangiassero tutto, ma una volta portati a casa, alle 13,30, facevano un pasto completo. Quindi non mangiavano. È un incubo. Vogliamo giustizia, i bimbi non si toccano», conclude.
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