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Il caso
07 Febbraio 2026 - 09:10
I fratelli Giuseppe e Jlenia Musella
NAPOLI. Un interrogatorio lungo tre ore, durante il quale ha ricostruito per filo e per segno l’escalation di eventi culminata nell’omicidio della sorella. Il 28enne Giuseppe Musella non si è avvalso della facoltà di non rispondere nel corso dell’udienza di convalida celebrata ieri mattina nel carcere di Secondigliano e ha provato a fornire la propria versione dei fatti, pur senza sottrarsi alle proprie responsabilità nell’atroce delitto.
Il giovane di Ponticelli ha però subito chiarito un aspetto: «Jlenia era tutta la mia vita, non riesco a darmi pace per quello che è successo». La storiaccia di cui si è reso protagonista è ormai tragicamente nota.
Lunedì pomeriggio, nel Parco Conocal di Ponticelli, tra i due fratelli scoppia una lite furibonda a causa della pipì che il cane di famiglia aveva fatto in casa: «Mi trovavo in camera, quando Jlenia è entrata e ha strizzato uno straccio pieno di urina sul mio letto. A quel punto abbiamo litigato».
Non era la prima volta che i due fratelli avevano delle accese discussioni: «Dopo qualche minuto ci siamo calmati e io mi sono rimesso a letto. Dopo poco ho però sentito il pitbull guaire. Sono uscito dalla stanza e ho visto che aveva dei segni sul collo. A quel punto ho perso il controllo».
Giuseppe avrebbe infatti impugnato un coltello da cucina e l’avrebbe lanciato da alcuni metri di distanza contro la sorella che in quel momento era uscita di casa e stava scendendo le scale condominiali. La lama si è conficcata sulla sua schiena e non le ha dato alcuna possibilità di scampo.
Un omicidio assurdo, per il quale il ventottenne non riesce a darsi: «Non mi interessa delle mie sorti giudiziarie, la mia condanna è non avere più Jlenia con me. L’amavo con tutto me stesso». Il gip Maria Rosaria Aufieri, dopo il lungo interrogatorio, si è riservata e la decisione sulla convalida del fermo dovrebbe arrivare in giornata. Forse già questa mattina.
Toccherà adesso agli investigatori della Squadra mobile e alla sezione Fasce deboli della Procura (sostituto Vinci, aggiunto Falcone) accertare le veridicità del racconto fornito ieri da Giuseppe Musella. Le prime risposte arriveranno a breve dell’esame autoptico - ieri è stato conferito l’incarico peritale - ma forse anche da alcuni testimoni chiave.
Alla fase iniziale della rissa avrebbe infatti assistito la madre dei due ragazzi, presente in casa in quel momento. La donna, che era poco tornata in libertà dopo un arresto per questioni di droga, avrebbe anche provato a separarli, senza però riuscire nell’intento.
All’ultima escalation di violenza avrebbero invece assistito alcuni inquilini dello stabile di edilizia popolare in cui vivono i Musella. Difeso dagli avvocati Leopoldo Perone e Andrea Fabbozzo, il ventottenne resta per il momento nel carcere di Secondigliano in attesa dei prossimi sviluppi dell’inchiesta.
Non è da escludere - nonostante i ridotti margini di manovra concessi dal quadro indiziario - l’eventualità di un ricorso al Riesame. Sullo sfondo una famiglia distrutta per un maledetto raptus.
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