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Ponticelli
08 Febbraio 2026 - 10:02
I fratelli Giuseppe e Jlenia Musella
NAPOLI. Fermo convalidato e contestuale emissione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Per il gip Maria Rosaria Aufiero, Giuseppe Musella, il 25enne arrestato per l’omicidio della sorella Jlenia, non è credibile quando afferma di aver lanciato il coltello da tre o quattro metri. Inoltre, sottolinea il giudice nel provvedimento restrittivo, nel rione Conocal si è rapidamente diffuso un clima di omertà a sua protezione: «Deve essere difeso».
Non si capirebbe altrimenti come mai nessuno tra i testimoni presenti sul luogo del delitto sia riuscito a ricostruirne con precisione la dinamica e a indicare chi abbia estratto dal corpo della ragazza la lama, visto che è stata trovata sotto un camion per il trasporto di verdura.
Per cui l’ipotesi al momento prevalente, in attesa dell’esito dell’autopsia, è che l’indagato abbia colpito alla schiena la vittima da distanza ravvicinata e non da lontano con un lancio preciso. Successivamente lui stesso o qualcun altro avrebbe nascosto il coltello.
La Procura e la polizia giudiziaria (Squadra mobile della questura e commissariato Ponticelli) hanno ricostruito la terribile vicenda di martedì scorso assemblando i dati acquisiti: la confessione di Giuseppe Musella, la testimonianza della madre N.M. e del vicino di casa che ha assistito al litigio nell’appartamento e le immagini della videosorveglianza.
La mamma dei fratelli Musella ha raccontato che pur coabitando formalmente con i figli al primo piano, spesso andava a casa di un’amica e sempre per dormirci la notte, nella stessa palazzina in via al Chiaro di Luna a Ponticelli, nel parco Conocal. Quel pomeriggio, sentendo le urla di Giuseppe e Jlenia che litigavano, è uscita dall’abitazione in cui si trovava ed è corsa all’esterno.
«Ho visto mia figlia sdraiata a terra con la schiena piena di sangue e ho chiesto aiuto per trasportarla in ospedale, Anche il cane era insanguinato». Il vicino di casa, presente nell’abitazione, ha ripercorso il litigio in casa tra il 25enne e il 22enne.
«Jlenia stava litigando in maniera pesante a telefono con alcune amiche attraverso vocali whatsapp, poi aveva cominciato a litigare a causa con il fratello che l’ha aggredita con calci a pugni. Il cane aveva fatto pipì a terra e le voleva che Giuseppe pulisse, altrimenti gli avrebbe lanciato sul letto uno straccio intriso di urina dell’animale. Vedendo la furia del fratello è scappata e lui l’ha inseguita per le scale lanciando il coltello alle spalle della ragazza nell’androne. Jlenia si è girata verso di me, ha fatto qualche passo e si è accasciata».
Gli investigatori della Mobile (guidati dal dirigente Giovanni Leuci) hanno ricostruito anche le ore in cui Giuseppe Musella si è reso irreperibile, recandosi al Rione Luzzatti a Poggioreale da alcuni familiari. In quell’arco di tempo ha perso il cellulare e con un altro si è messo in contatto con l’avvocato, che gli ha consigliato di consegnarsi alla polizia. Così, poco prima di mezzanotte, ha varcato la soglia del palazzone di via Medina ed è salito al terzo piano. A difenderlo sono gli avvocati Leopoldo Perone e Andrea Fabbozzo.
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