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Il lutto

Dolore e lacrime per l’ultimo saluto: «Sarai la stella più bella»

Funerali al Rione Luzzatti, don Federico: «Gli adulti riflettano». Il cardinale Battaglia: «Non fatevi rubare il cuore dalla rabbia»

Dolore e lacrime per l’ultimo saluto: «Sarai la stella più bella»

NAPOLI. Dolore, lacrime e applausi ai funerali di Jlenia, annunciati da un manifesto funebre in cui compare anche il nome di Giuseppe, assassino reo confesso che dal carcere attraverso il garante dei detenuti Samuele Ciambriello dice: «Stanno circolando troppe bugie sul mio conto».

Ci sono decine di amici per l’ultimo saluto a Jlenia Musella, i cui volto sorridente è stampato sulle magliette bianche indossate al Rione Luzzatti a Napoli, pieno di persone per il funerale celebrato nella chiesa Sacra Famiglia. La bara bianca è stata accolta da lacrime e applausi. “Altrove ma insieme”, “Resterai per noi la stella più bella da guardare alcune delle frasi fatte stampare dalle amiche sulle maglie.

Una bara che non è stata mai lasciata sola, dal suo ingresso in chiesa, trasportata da decine di persone in lacrime, e poi abbracciata continuamente in chiesa dai familiari, a cominciare dalla mamma, Natascia. Difficile trovare le parole per il sacerdote, don Federico, che ha parlato di una tragedia che «ha a che fare con i giovani. Quando una giovane vita si spezza credo che la chiesa, la società, gli adulti debbano riflettere. Sono dispiaciuto come ogni persona di buon senso. Vorrei che non si dovesse celebrare più l’ennesimo funerale di un giovane morto tragicamente».

Poi, rivolgendosi direttamente alla ragazza spiega: «Jlenia, il tuo nome ci pesa sulle labbra perché fa male dirlo». Ad aspettare la fine della cerimonia, fuori la chiesa, tutti coloro che non sono riusciti a trovare posto all’interno. Al termine della cerimonia don Federico ha letto un messaggio dell’arcivescovo di Napoli, don Mimmo Battaglia.

«Vi prego, non fatevi rubare il cuore dalla rabbia, non lasciate che il dolore diventi odio, non credete alla bugia che essere forti significhi non sentire nulla. La vera forza è fermarsi in tempo e parlare e chiedere aiuto e dire “Io non sto bene”».

Le prime indiscrezioni sull’autopsia riferiscono che è stata una minuscola lesione all’aorta, di appena un millimetro, a causare la morte. «Secondo quanto ci riferisce il nostro consulente, che ha preso parte all'esame autoptico, è plausibile ritenere che la ferita riscontrata sulla schiena della povera Jlenia, sia stata causata dal lancio del coltello», fa sapere l'avvocato Andrea Fabbozzo.

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