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Malanapoli
09 Febbraio 2026 - 08:40
Nei riquadri Mattia Maiorino e il boss detenuto Vitale Troncone
NAPOLI. Se non è un terremoto, poco ci manca. Una scarcerazione scuote l’area flegrea, epicentro il quartiere Fuorigrotta. Le informative di polizia giudiziaria redatte a suo carico lo avevano inquadrato come una delle nuove figure al vertice del clan Troncone, il processo a suo carico si è però concluso con una condanna piuttosto modesta, appena tre anni e sei mesi.
Una pena che ha spinto il gip a rivalutare le esigenze cautelari e così per Mattia Maiorino, 23 anni appena compiuti, si sono riaperte le porte del carcere. Determinanti ai fini della decisione del giudice Alessandra Cesare si sono rivelate le argomentazioni sostenute nell’istanza dal difensore di Maiorino, il penalista Dario Carmine Procentese.
Il gip, nonostante il parere contrario del pubblico ministero, ha infatti ritenuto che, alla luce della recente condanna incassata dal presunto ras, le esigenze cautelari dovessero essere rivalutate. Il 23enne di Fuorigrotta almeno per il momento non potrà però fare rientro nel suo quartiere di origine: il giudice gli ha infatti concesso gli arresti domiciliari fuori regione, nel comune di Cassino.
L’emergente ras flegreo era stato arrestato alla fine di marzo 2025 insieme ad altre cinque persone ritenute organiche al clan Troncone. L’inchiesta aveva fatto luce su un giro di estorsioni alquanto inquietante: il pizzo sarebbe stato infatti imposto persino alle bancarelle che vendono i botti di Capodanno.
C’era anche Ernesto Colella, influencer da oltre 260mila follower, tra i venditori di fuochi di artificio vittime del racket attuato lo in via Leopardi. Il commerciante-tiktoker, secondo quanto emerso dalle indagini dei carabinieri della compagnia di Bagnoli coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, stava facendo una live quando gli estorsori si sono presentati in sella a uno scooter per incassare la tangente e lui, per versare il denaro, 150 euro, avrebbe incaricato un collaboratore.
Le richieste della camorra si aggiravano tra i 100 e i 150 euro, ma a qualcuno è stato chiesto anche qualche decina di euro in più: una delle vittime ha consegnato agli estorsori persino due buste di fuochi d’artificio gratis. I sei destinatari delle misure cautelari sono tutti appartenenti al quel che resta del clan Troncone, falcidiato dagli arresti e dalle inchieste giudiziarie.
I vertici, il boss Vitale Troncone e suo figlio Giuseppe Troncone, sono entrambi in carcere proprio nell’ambito di un’altra indagine sulle estorsioni agli ambulanti che vendono sigarette di contrabbando e gadget del Napoli fuori il Maradona. Il dazio ai venditori ambulanti di botti per il Capodanno 2025 fa anche registrare lo scontro tra quel che resta dei Troncone e un gruppo camorristico ribelle formato da giovanissimi, quello degli Scodellaro.
La vigilia di Capodanno uno degli Scodellaro, infatti, fu pestato dai Troncone per ragioni legate al controllo delle bancarelle, nel quale i baby camorristi intendevano inserirsi a discapito dei Troncone. Ne sarebbe scaturito poi un ulteriore pestaggio come vendetta per l’affronto.
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