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CAMORRA

Ucciso per uno scambio di persona, Coppola “tradito” dall’auto del boss

L'omicidio di Arzano: la vittima era a bordo di una Smart, lo stesso modello usato dall’autista del ras

Ucciso per uno scambio di persona, Coppola “tradito” dall’auto del boss

NAPOLI. Nella cittadina a nord di Napoli ne sono convinti, gli investigatori non lo escludono. Con il passare dei giorni prende sempre più quota l’ipotesi dell’errore di persona per l’omicidio di Rosario Coppola. Già subito la pista era stata imboccata, ma alcune circostanze emerse successivamente l’hanno rafforzato. Anche se certezze a cinque giorni dal delitto non ce ne sono. L’imbianchino è stato ucciso mentre si trovava a bordo della Smart di un amico barbiere, rimasto ferito a un braccio e ancora ricoverato nell’ospedale di Giugliano, dello stesso tipo e colore di un’autovettura utilizzata dall’autista di un ras del clan della “167” di Arzano fortemente somigliante alla vittima e inoltre residente nella stessa zona. Da ciò sarebbe scaturito il clamoroso errore dei killer.

In sostanza, secondo l’ipotesi circolata fin dal primo momento ad Arzano, i sicari in appostamento hanno visto la Smart scambiata per la macchina dell’autista del boss e quand’è uscito dal palazzo il 52enne Rosario Coppola hanno atteso che salisse sulla vettura aprendo il fuoco poco dopo. Inutilmente l’utilitaria è partita a tutta velocità: tra via Barone e via Sette Re è stata crivellata di colpi. L’imbianchino è morto nell’abitacolo, Antonio Persico fortunatamente si è salvato: non era lui il bersaglio dell’agguato. Erano le 21 e 30 del 4 febbraio scorso. La dinamica dell’agguato è tipicamente camorristica, ma nulla legherebbe l’uomo ad ambienti malavitosi della zona.

Né il giro d’affari della vittima farebbe pensare a una ritorsione per un rifiuto alla richiesta di “pizzo”: in passato era stato titolare di una ditta individuale, poi l’aveva chiusa pur continuando a fare l’imbianchino. Ecco perché, in assenza di novità, la pista di uno sbaglio dei killer è battuta insieme a quella della vendetta per un possibile “sgarro” a qualche ras della zona per una vicenda dai contorni per ora indefiniti. La cittadina a nord di Napoli è sotto l’influenza del clan della “167”, i Monfregolo, legato alla camorra di Secondigliano. Rosario Coppola aveva a carico soltanto una denuncia a piede libero per reati contro il patrimonio, risalente al 2025. Da qual momento non aveva più avuto a che fare con la giustizia, non frequentava malavitosi né il suo nome era comparso in indagini anticamorra o per altri reati.

Anche Antonio Persico è un volto sconosciuto alle forze dell’ordine: barbiere senza precedenti penali, mercoledì sera aveva appena chiuso il negozio. I due sono saliti a bordo della Smart per recarsi a casa del barbiere per un preventivo su alcuni lavori da fare. Da un’autovettura scura con due uomini all’interno sono partiti una decina di colpi di pistola tra via Barone e via Sette Re, di cui la maggior parte a segno. Inutilmente il 52enne alla guida ha accelerato: l’inseguimento è terminato quando si è accasciato sul volante, morto all’istante. Le indagini chiamate a fare luce sul terribile delitto sono condotte dai carabinieri di Castello di Cisterna e della Tenenza di Arzano, coordinati dalla Procura antimafia.

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