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Referendum giustizia

L'ex presidente del Tribunale di Napoli Ferrara: «A rischio indipendenza magistratura e diritti cittadini»

«Non è un voto contro qualcuno, ma sulla forma dello Stato e sull’equilibrio tra i poteri»

Ettore Ferrara

Ettore Ferrara

NAPOLI. Il 22 e il 23 marzo 2026 gli italiani saranno chiamati alle urne per un referendum costituzionale che riguarda il sistema della giustizia.
Si tratta di un referendum confermativo, con il quale i cittadini possono approvare o respingere una modifica della Carta costituzionale già approvata dal Parlamento. A differenza dei referendum abrogativi, non è previsto alcun quorum: il risultato sarà valido indipendentemente dal numero dei votanti. Se prevarrà il No, la riforma verrà respinta e rimarrà in vigore l’attuale testo della Costituzione.
Se invece vincerà il Sì, la legge costituzionale entrerà in vigore, purché ottenga la maggioranza dei voti validamente espressi, qualunque sia l’affluenza. Il quesito sul quale gli elettori dovranno esprimersi è il seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale concernente Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare”, approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana n. 253 del 30 ottobre 2025?».

Ma cosa significano, concretamente, le espressioni contenute nel quesito? Per aiutare i lettori a comprendere meglio il significato della riforma e le sue possibili conseguenze, abbiamo sentito Ettore Ferrara, noto magistrato ed ex presidente del Tribunale di Napoli, da sempre voce autorevole nel dibattito pubblico sui temi della giustizia, che analizza i contenuti della riforma e le ragioni del suo dissenso.

Può spiegare ai lettori, in termini chiari e accessibili, quali sono i principali cambiamenti introdotti dalla riforma costituzionale oggetto del referendum sulla giustizia e cosa comportano nella pratica per il sistema giudiziario italiano?

«La riforma, a mio avviso, mira a realizzare un progetto ben preciso. Muove da un aspetto particolare del nostro processo penale, relativo alla posizione del Pubblico Ministero (PM), procedendo a rafforzare con una norma costituzionale la separazione, allinterno della magistratura, tra le figure del PM e del giudice, separazione che in realtà esiste già a seguito delle riforme Mastella del 2006 e Cartabia del 2022.
Questa scelta viene poi utilizzata per giustificare la necessità di alterare la struttura del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), incidendo così in maniera inequivocabile sullautonomia e sullindipendenza dellintera magistratura. Si tratta, in sostanza, di un vero e proprio grimaldello utilizzato per scardinare” l’organo di governo autonomo della magistratura attraverso tre direttrici principali. La prima riguarda listituzione di un doppio CSM, uno per ciascuna delle due carriere separate, in sostituzione dellattuale Consiglio unico competente per lintera magistratura.
La seconda concerne il sistema elettorale previsto per la composizione dei due Consigli, con ladozione di un meccanismo di sorteggio applicato in modo difforme e squilibrato alla componente togata per la quale il sorteggio avverrebbe in maniera del tutto casuale tra tutti i magistrati rispetto alla componente politica, il cui sorteggio sarebbe invece limitato a un elenco ristretto di nominativi votati dalla maggioranza parlamentare. Ne deriverebbe un organo inevitabilmente espressione di questultima, con levidente intento di depotenziare la componente togata a vantaggio di quella politica.
La terza direttrice riguarda la sottrazione al CSM della competenza in materia disciplinare, affidata a un giudice speciale di nuova istituzione, la cosiddetta Alta Corte disciplinare. Si tratta di un organo esposto al concreto rischio di ingerenze da parte della maggioranza governativa, che esprime la componente laica chiamata a costituirlo, le cui sentenze risultano peraltro inspiegabilmente sottratte al controllo di legittimità della Corte di Cassazione, che la Costituzione prevede invece come obbligatorio per le decisioni di qualsiasi altro giudice. Sono tutte novità destinate a incidere negativamente sullindipendenza dellintera magistratura, sia civile sia penale, e di conseguenza sulle garanzie di tutela dei diritti e delle libertà di tutti i cittadini, in particolare di quelli più deboli e fragili nei confronti dei poteri forti, governo e lobby economiche comprese».

Quali sono, secondo lei, i principali vantaggi e i principali rischi legati alla separazione delle carriere dei magistrati tra giudici e pubblici ministeri, così come prevista dalla riforma?

«Vantaggi, sinceramente, non riesco a immaginarne. Vedo invece un rischio molto forte di snaturare il ruolo del Pubblico Ministero, concepito dai nostri Padri costituenti come il primo magistrato con cui lindagato entra in contatto, e come tale obbligato a svolgere ogni attività funzionale allaccertamento della verità, compresa la ricerca delle prove a favore dellindagato stesso.
La riforma tende invece a trasformarlo nel cosiddetto avvocato dellaccusa, secondo quanto auspicato dallo stesso Ministro della Giustizia, con la conseguenza che, come accade per ogni avvocato, il PM finirebbe per essere interessato esclusivamente allaffermazione della colpevolezza dellimputato, indipendentemente dalle risultanze emerse nel contraddittorio con la difesa. Ne deriverebbe un Pubblico Ministero appiattito sulle posizioni della polizia e quindi ridotto al ruolo di una sorta di superpoliziotto e necessariamente sganciato, anche nella fase della formazione, da quella comune cultura della giurisdizione che oggi caratterizza lintera magistratura italiana. Una cultura che affida a giudici e PM il compito essenziale di essere sentinelle della legalità».

Spesso nei dibattiti pubblici si parla di giustizia in modo politico: che cosa pensa sia importante che un elettore sappia, dal punto di vista giuridico, al di là delle posizioni dei partiti, prima di votare?

«Ritengo fondamentale che il cittadino si avvicini al voto referendario con la consapevolezza di non essere chiamato a esprimere un voto partitico a favore delluno o dellaltro schieramento, né un voto pro o contro questo governo o contro i magistrati.
Si tratta piuttosto di un voto a favore o contro una determinata forma di Stato, caratterizzata dalla conservazione di un equilibrato rapporto tra i tre poteri. La Costituzione vigente, frutto della scelta consapevole di unAssemblea costituente particolarmente qualificata giustamente segnata dallesperienza del fascismo ha affidato alla magistratura il compito di garantire il controllo di legalità anche sullattività di governo e sullazione amministrativa in generale. In questo quadro, il CSM è stato previsto come presidio indispensabile dellautonomia e dellindipendenza di tutti i magistrati, indipendentemente dalle funzioni esercitate.
Si tratta di garanzie non concepite come privilegi per i giudici, ma come strumenti di tutela dei diritti e delle libertà dei cittadini nei confronti della politica: quei diritti e quelle libertà che, sanciti nella Costituzione del 1948, solo lindipendente esercizio della giurisdizione è riuscito progressivamente a rendere effettivi nella vita della Repubblica».

Nelle ultime settimane si è discusso molto anche del fatto che, per questo referendum, studenti e lavoratori fuori sede non potranno votare nel luogo in cui risiedono temporaneamente. Quali sono le ragioni di questa scelta e quali implicazioni può avere sul diritto di voto dei giovani e dei fuorisede?

«Le ragioni di questa scelta andrebbero chieste al governo che lha assunta; per quanto mi riguarda, restano, nella migliore delle ipotesi, del tutto incomprensibili.
Da tempo è evidente una crescente disaffezione dei cittadini nei confronti del diritto di voto, con livelli di astensione sempre più elevati nelle elezioni politiche e ancor più marcati nei referendum. In occasione di un referendum confermativo su una legge addirittura costituzionale, per il quale sarebbe stato auspicabile ogni sforzo volto a incentivare la partecipazione, si è invece deciso di negare a studenti e lavoratori fuori sede la possibilità di votare nel luogo di studio o di lavoro. Ciò avviene in palese contrasto con quanto disposto in occasione delle elezioni europee del 2024 e dei referendum del 2025 su cittadinanza e lavoro. Questa scelta rischia di costituire un ulteriore fattore di astensione. È davvero azzardato pensare che laumento dei votanti e, in particolare, il voto dei giovani abbiano suscitato timori nei sostenitori della riforma, inducendoli a questa decisione? Sembrerebbe di no, se è vero che i sondaggi indicano come lopposizione alla riforma cresca in modo sempre più marcato proprio nelle fasce di età più giovani».

Per concludere, quali sono i prossimi eventi e le iniziative organizzate dal comitato per promuovere il No” al referendum, ai quali i cittadini possono partecipare per informarsi e votare in modo consapevole?

«Stiamo affrontando questa fase con grande entusiasmo, grazie a una squadra forte e coesa composta da magistrati in quiescenza e giovani in servizio, avvocati, docenti universitari, giornalisti, studenti e altri esponenti della società civile che si sono spontaneamente messi a disposizione.
Questo impegno sta producendo risultati molto positivi, con una pluralità di iniziative finalizzate innanzitutto a sensibilizzare i cittadini sullimportanza di esercitare il diritto di voto in modo consapevole. Abbiamo utilizzato tutti gli strumenti informativi disponibili: dai social alle interviste, dagli articoli sulla stampa alle locandine nei pubblici esercizi, fino agli opuscoli informativi distribuiti in occasione dei dibattiti pubblici. Abbiamo scelto con attenzione luoghi e linguaggi in grado di raggiungere tutti i segmenti della popolazione, con particolare attenzione ai territori più decentrati della città, della provincia e dellintero distretto campano. In questo contesto, sono già in calendario numerosi appuntamenti: il 12 febbraio un incontro presso la Fondazione Foqus ai Quartieri Spagnoli; il 18 febbraio un evento al MAV di Ercolano; il 27 febbraio un incontro dedicato agli avvocati per il No, con la partecipazione del professor Franco Coppi; il 3 marzo un incontro presso il Consiglio dellOrdine dei Commercialisti; il 6 marzo un evento pubblico allAuditorium di Caserta; il 7 marzo un appuntamento presso il C.A.S.A. (Centro delle Arti della Scena e dellAudiovisivo) nel centro storico, oltre a molti altri incontri presso ordini professionali, associazioni culturali e sportive. Confidiamo molto nei risultati del nostro impegno. Del resto, se i sondaggi ci indicano in forte recupero rispetto ai sostenitori della riforma, un motivo ci sarà».

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