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Napoli
10 Febbraio 2026 - 17:47
«Il rientro del Trono al Palazzo Reale di Napoli segna il compimento di un articolato percorso di studio, restauro, ricerca e valorizzazione che ha profondamente rinnovato la conoscenza di questo significativo. Le attività di studio condotte dai professionisti del museo hanno consentito di chiarire con precisione origine e datazione, mentre l'intervento conservativo, realizzato nell'ambito del progetto “Restituzioni" di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Centro di Conservazione e Restauro “La Venaria Reale", e le successive esposizioni temporanee presso la Reggia di Venaria e il Palazzo delle Esposizioni di Roma, hanno contribuito in modo determinante alla valorizzazione dell'opera e all'ampliamento delle sue modalità di fruizione. Questa esperienza conferma come i musei siano oggi luoghi attivi di produzione di conoscenza, in cui studio, conservazione e valorizzazione procedono insieme, e mette in evidenza il valore di collaborazioni virtuose, sia all'interno del Sistema Museale Nazionale sia nel dialogo tra pubblico e privato». Lo ha detto il direttore generale Musei, Massimo Osanna, partecipando, questa mattina a Napoli, alla cerimonia per il ritorno a Palazzo Reale del trono dopo oltre 16 mesi di assenza.
Il 12 settembre 2024 il trono è partito alla volta del Centro Conservazione e Restauro La Venaria Reale di Torino per il restauro reso possibile grazie al progetto “Restituzioni" di Intesa Sanpaolo ed è stato sostituito, in questo periodo di assenza, da una seduta borbonica settecentesca. I lavori, durati 7 mesi, sono stati condotti, dopo un'ispezione realizzata con tecnologie avanzate grazie a scienziati del CNR, dai restauratori del CCR La Venaria Reale che hanno applicato il protocollo di analisi e di intervento già adottato su manufatti analoghi, come il trono del Palazzo del Quirinale.
Nel corso di questi mesi, sono stati avviati studi e ricerche dai funzionari storici dell'arte di Palazzo Reale che hanno rivelato una datazione diversa da quella nota fino ad ora: il trono, catalogato come di fattura borbonica e risalente al 1845-50, è stato, in realtà, commissionato dai Savoia e liquidato nel 1874.
Una notizia che fa slittare la sua realizzazione di 30 anni e che riscrive non solo la storia del trono e la sua origine, ma anche la cronologia del Palazzo. Subito dopo il restauro, nel mese di maggio dello scorso anno, il trono è stato esposto alla Reggia di Venaria di Torino per un'esclusiva preview della XX edizione di una delle più importanti iniziative del Progetto Cultura di Intesa Sanpaolo, la mostra “Restituzioni" che si è svolta a Roma al Palazzo delle Esposizioni, dal 28 ottobre 2025 al 18 gennaio 2026.
Ma perché la Sala del Trono fosse degna di ricevere il suo protagonista principale sono stati effettuati restauri al tappeto sui quali poggia la seduta regale, alle fasce laterali che ricoprono la pedana e alle mantovane delle tende della sala oltre ad un accurato “spolvero" del baldacchino, curati dalla restauratrice Graziella Palei, della ditta “Conservazione e Restauro Opere d'Arte" con il coordinamento delle restauratrici di Palazzo Reale.
I lavori ai tessili sono stati effettuati negli ultimi tre mesi direttamente nella sala del Trono, in modo che potessero essere osservate dal vivo le fasi del restauro, complesso e delicato.
«Il trono, simbolo del Palazzo Reale di Napoli, fa ritorno nell'Appartamento di Etichetta, nella sala cui appartiene e che oggi ritrova la propria identità. Un restauro - ha spiegato Tiziana D'Angelo, direttrice delegata del Palazzo Reale - reso possibile dal progetto Restituzioni di Intesa Sanpaolo, ma che si colloca all'interno di un più ampio e complesso intervento sulla Sala del Trono coordinato e diretto dai nostri restauratori, che ha visto anche lavori di risistemazione e ripristino dei tessili, del tappeto e del baldacchino. Dunque un importante lavoro di squadra completato dagli studi dei nostri storici dell'arte e archivisti, che hanno ricondotto la commissione e realizzazione del trono all'età sabauda, facendo nuova luce su una delle opere più rappresentative della Reggia».
«Il modo con cui ci siamo presi cura del prezioso manufatto di Palazzo Reale - ha sottolineato Michele Coppola, Executive Director Arte, Cultura e Beni Storici Intesa Sanpaolo e Direttore Generale Gallerie d'Italia - dimostra chiaramente lo spirito di “Restituzioni", il programma che da oltre trentasei anni ci vede al fianco delle istituzioni pubbliche nella difesa e valorizzazione del patrimonio culturale italiano».
Il restauro del trono, ancora Coppola, «affidato ai migliori professionisti, le nuove conoscenze emerse dagli studi, il percorso di condivisione dell'opera, prima a Venaria Reale e poi a Roma, per “restituirla" oggi, in una veste di rinnovata bellezza, alla propria comunità: tutto questo racconta l'impegno concreto della Banca per preservare e promuovere le testimonianze artistiche del Paese, di cui è ricchissima Napoli, una delle città delle nostre Gallerie d'Italia alla quale siamo particolarmente legati».
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