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Telefonini clandestini in carcere, due anni al rampollo dei Contini

Esclusa l’aggravante mafiosa, Patrizio Bosti jr evita la stangata in abbreviato

Telefonini clandestini in carcere, due anni al rampollo dei Contini

NAPOLI. Video e comunicazioni proibite dal carcere di Poggioreale, per il rampollo del clan Contini la stangata non arriva. Patrizio Bosti junior, ventiduenne nipote del boss omonimo, già protagonista in negativo della feroce aggressione fuori il ristorante di via dei Tribunali “Cala la pasta”, doveva rispondere di due nuove pesanti accuse: la detenzione di un telefono clandestino in cella, registrata il 6 marzo 2023, e di evasione dai domiciliari. Il pm aveva chiesto una condanna a sei anni di reclusione. Il gip Dello Stretto ieri pomeriggio, sposando la linea dei difensori di Bosti, i penalisti Domenico Dello Iacono ed Elisabetta Valentino, ha escluso l’aggravante della finalità mafiosa e condannato il nipote del ras a soli due anni di carcere. Pene miti anche per i due coimputati: Giorgio Marasco e Salvatore Motti.

Il primo, accusato come bosti jr di aver violato i domiciliari, ha rimediato un anno e quattro mesi. Il secondo, imputato per aver ospitato il rampollo durante la sua latitanza nella sua abitazione di vico Guardia, se l’è invece cavata con condanna a otto mesi. «La galera non ci fa niente», «fedeltà, fedeltà». Postate su TikTok da Patrizio Bosti junior a corredo di due video girati nella cella del carcere, le frasi scottanti erano costate l’arresto-bis al nipote omonimo del ras del clan Contini. Vi comparivano anche dei simboli camorristici e gocce di sangue.

A ottobre 2024 i poliziotti della sezione Omicidi della Squadra mobile della questura notificarono così al giovane il nuovo provvedimento restrittivo. Gli investigatori avevano accertato che a marzo e a novembre 2023, mentre era ristretto a Poggioreale aveva pubblicato dei video su TikTok in cui affermava in maniera sfacciata la sua forza criminale e quella del clan d’appartenenza, mostrando così di non preoccuparsi delle conseguenze delle diffusioni delle immagini. Arrestato e condannato in primo grado con la concessione degli arresti in casa, Patrizio Bosti junior a maggio precedente “ruppe” i domiciliari dandosi alla fuga.

Sparì da Torino, città in cui aveva scelto di vivere nel periodo da recluso tra quattro confortevoli mura, così come aveva fatto l’amico e socio Giorgio Marasco, bloccato il 26 luglio a Forcella dai Falchi della Squadra mobile. Entrambi sono stati accusati e condannati per aver partecipato all’aggressione nel ristorante “Cala la Pasta” a due turisti argentini. Era il 15 maggio 2022 e subito le indagini presero la piega desiderata dagli investigatori con l’individuazione dei presunti responsabili. Per il nipote del boss del clan Contini la latitanza è durata fino ad agosto 2024.

Patrizio Bosti, omonimo dello zio ras e figlio di Ettore Bosti, e Marasco avrebbero avuto ruoli simili nella vicenda che fece molto scalpore in città, originata da un “cavallo” su una moto enduro di Gennaro Vitone, “forcellano” con amicizie nel gruppo Contini-Bosti. La lite conseguente provocò due ferimenti ai tavolini di “Cala la Pasta” ai Tribunali e fece scattare un’indagine che a quattro arresti.

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