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Termini scaduti, il ras è quasi fuori

Amodio Ferriero vicino alla scarcerazione dopo l’ergastolo annullato dalla Cassazione

Termini scaduti, il ras è quasi fuori

NAPOLI. Il presunto ras e killer di Sant’Antimo quasi a un passo dalla scarcerazione. A neppure un mese di distanza dal clamoroso annullamento dell’ergastolo da parte della Corte di Cassazione, Amodio Ferriero, ritenuto da Procura e pentiti uno degli uomini di punta del clan Puca, riceve un’altra, inattesa notizia. La Corte di assise di appello, accogliendo l’istanza del difensore, il penalista Antonio Abet, ha stabilito che i termini di custodia cautelare siano ormai scaduti. Ferriero si ritrova così a un passo dal ritorno a piede libero nonostante l’accusa di essere stato uno dei mandanti dell’omicidio di Francesco Verde “’o negus”.

Il ras resta per il momento detenuto per una condanna definitiva, che finirà però di espirare tra pochi mesi. I collaboratori di giustizia che in questi anni hanno puntato il dito contro Ferriero, inquadrandolo come uno dei mandanti del delitto Verde, erano stati diversi e tutti di primo piano: Antonio, Filippo e Vincenzo Marrazzo, Ferdinando Puca e Claudio Lamino, gran parte dei quali testimoni diretti dei fatti. La difesa di Ferriero ha però rilevato una serie di contraddizioni e illogicità nei racconti resi dai pentiti. Da qui la decisione degli Ermellini, arrivata alla fine di gennaio scorso, di annullare la condanna e ritrasmettere gli atti a una nuova sezione della Corte di assise.

Quello del boss Francesco Verde, esponente di spicco dell’omonimo clan, fu un delitto a dir poco eccellente. Era il 28 dicembre del 2007 e quell’omicidio cambiò per sempre gli equilibri di camorra su tutto l’hinterland a nord di Napoli. I processi fin qui celebrati hanno di volta in volta visto arrivare alla sbarra praticamente l’intera cupola del clan Puca, ma a fronte delle numerose condanne inflitte non sono mai mancati anche dei clamorosi colpi, con tanto di verdetti annullati e aspre polemiche proprio in merito alla veridicità delle accuse lanciate da collaboratori di giustizia di primo piano: su tutti Vincenzo Marrazzo e Ferdinando Puca.

Proprio vagliando le discrepanze emerse dai racconti resi da questi ultimi nel 2020 era maturata l’assoluzione di Antimo Femiano che, stando a quanto sostenuto e dimostrato all’epoca dalla difesa, non avrebbe mai preso parte alla “famosa” riunione deliberativa nel corso della quale, un anno e mezzo prima del delitto,sarebbe stata decisa la morte del ras rivale Francesco Verde. A quel summit avrebbe preso parte anche Amodio Ferriero. I giudici di appello avevano invece condannato Lorenzo Iavazzo e Ferriero all’ergastolo.

Nessuno dei due era stato inquadrato come esecutore materiale dell’omicidio, ma entrambi, stando almeno a quanto sostenuto dai collaboratori di giustizia, avrebbero preso parte alla riunione del 2006 nel corso della quale sarebbe stato deliberato la trappola mortale poi messa a segno a Casandrino. Discorso diverso, invece, per gli altri due imputati: Antimo Femiano e Luigi Di Spirito, assolti dall’accusa di omicidio e condannati, rispettivamente, a 17 anni e 27 anni in continuazione con altra sentenza per camorra e traffico di stupefacenti.

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