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la truffa

Frodi “vishing” da 50mila euro, arrestato finto operatore bancario

All'uomo disposto anche un sequestro di beni preventivo

Frodi “vishing” da 50mila euro, arrestato finto operatore bancario

Attraverso l'invio di messaggi apparentemente provenienti dalla banca, è riuscito ad accedere ai servizi di home banking delle vittime sottraendo loro circa 50mila euro. L'autore della frode è stato arrestato dai finanzieri della sezione di polizia giudiziaria di Napoli e dai Carabinieri del nucleo operativo di Marano in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Procura partenopea.

Nei confronti dell'uomo, indagato per accesso abusivo a sistema informatico e frode informatica, è stato eseguito anche un decreto di sequestro preventivo diretto e per equivalente. Le indagini, avviate nel 2024 a seguito delle denunce presentate da cittadini rimasti vittime delle frodi, hanno consentito di ricostruire l'articolato e sofisticato meccanismo fraudolento riconducibile al fenomeno noto come "vishing", caratterizzato dall'invio di messaggi di testo dal contenuto ingannevole, apparentemente provenienti da primari istituti di credito, attraverso i quali le persone offese venivano indotte a ritenere compromessa la sicurezza dei propri conti correnti.

A tali messaggi faceva seguito il contatto telefonico da parte di un sedicente operatore bancario che, grazie ad artifici e raggiri, riusciva a carpire le credenziali dispositive di accesso ai servizi di home banking. Una volta ottenuto l'accesso illegittimo, le giacenze monetarie venivano distratte e trasferite su rapporti finanziari e carte prepagate nella disponibilità dell'indagato. Il profitto illecito è stato quantificato in circa 50mila euro.

La Guardia di Finanza ha sviluppato un'approfondita analisi dei flussi finanziari che ha permesso di ricostruire la destinazione delle somme illecitamente acquisite, spesso confluite in operazioni di prelievo di contante o in ricariche di utenze telefoniche. Lo sviluppo degli indizi e degli elementi di prova acquisiti dai Carabinieri ha permesso di risalire all'identità dell'indagato e ad effettuare anche mirate attività di perquisizione e di sequestro che hanno consentito il recupero, già in corso di indagini, di parte della refurtiva, di device informatici e di ulteriore documentazione utile per il prosieguo delle indagini. È stato così possibile disporre anche il sequestro preventivo finalizzato alla confisca "per equivalente" di somme di denaro e beni costituenti il profitto dei reati contestati.

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