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L'emergenza
12 Febbraio 2026 - 14:56
«Non è fatalità. I crolli ripetuti segnalano un patrimonio edilizio lasciato senza cura. Edifici abbandonati, sgomberi in extremis, manutenzioni mai fatte, condomìni senza vera governance tecnica. La pioggia non è il colpevole: è solo l’ultima sollecitazione che scopre fragilità accumulate negli anni». È quanto afferma Antonio Cerbone, tesoriere dell'Ordine degli architetti di Napoli e coordinatore per la Campania della Struttura tecnica nazionale della Protezione civile.
«La rigenerazione urbana non può ridursi a maquillage o interventi spot. Deve partire dalla sicurezza: prima delle facciate e dei rendering, vengono stabilità strutturale, verifiche, responsabilità nella gestione dell’esistente – afferma Cerbone - L’abbandono riguarda intere porzioni di città. Non solo vuoti, ma assenza di cura e prevenzione: infiltrazioni ignorate, lesioni sottovalutate, strutture senza monitoraggio continuo. Proprietà frammentate in mille millesimi, decisioni paralizzate da conflitti e inerzie. Il tempo passa, il degrado avanza».
«Serve uno scatto culturale e normativo: tecnici qualificati cui affidare la “vita” degli edifici, come per le infrastrutture strategiche. Distinguere ciò che è recuperabile da ciò che non lo è. Dove il danno è irreversibile, l’abbattimento non sia tabù ma parte di una strategia che restituisca spazi sicuri - continua il rappresentante degli architetti napoletani - Forse occorre una legge speciale sul condominio, seconda cellula aggregativa della società. Un edificio che crolla non è solo un fatto edilizio: è una sconfitta civile. Ogni crollo annunciato racconta responsabilità interrotte. Poi torna il sole e l’oblio».
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