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Giustizia

Dieci chili di cocaina, non era ingente quantitativo

Carico di “neve” per la zona est, aggravante esclusa in appello: condanne dimezzate per i due narcos

Dieci chili di coca, non era ingente quantitativo

NAPOLI. Dieci chili di cocaina purissima e ancora da tagliare non sono bastati a garantire una pena severa. I narcos Alfredo Migliaccio e Ciro Noviello, grazie alla clamorosa esclusione dell’aggravante dell’ingente quantitativo, sono stati condannati a pene a dir poco miti, tra l’altro fortemente ridotte rispetto a quanto rimediato in primo da grado innanzi al gip del tribunale di Napoli Nord.

Il primo, difeso dagli avvocati Gandolfo Geraci e Fabio Segreti, se l’è cavata con quattro anni e quattro mesi, grazie anche all’esclusione della recidiva. Il secondo, assistito dal penalista Antonio Iavarone, ha invece rimediato dalla Corte di appello di Napoli quattro anni.

Entrambi, residenti a Casoria e al rione della Bussola di Poggioreale, avevano già alle spalle importanti precedenti penali. Il carico era stato sequestrato da parte dei carabinieri nel dicembre 2024. I militari avevano scoperto la droga, di estrema purezza, che era stata confezionata e nascosta nel doppiofondo di una valigia che i due imputati e la socia , la brasiliana Ana Carolina Oliviero, stavano trasportando in un’auto.

Il servizio di appostamento però quindi al sequestro e all’arresto dei tre narcos. Il tribunale di Napoli Nord aveva condannato Migliaccio alla pena di otto anni di reclusione, mentre Noviello alla pena di sette anni, insieme alla straniera, sospettata di aver materialmente portato il quantitativo puro fino a Napoli in partenza dal da San Paolo.

Il processo celebrato innanzi alla Corte di appello di Napoli e conclusosi ieri ha quindi visto le condanne due uomini praticamente dimezzate rispetto a quelle maturate al termine del rito abbreviato. Determinante ai fini del verdetto le tesi difensive portate in aula dai legali dei due imputati.

Gli avvocati Geraci, Segreti e Iavarone, nonostante la pesante accusa contestata dalla Procura, sono riusciti a dimostrare che quei dieci chili di cocaina non erano sufficienti a sostenere la tesi accusatoria dell’ingente quantitativo. Da qui la decisione di escludere l’aggravante.

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