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il caso

Calciatore accoltellato a Chiaia, stanato il piromane vendicatore

Diciassettenne in comunità, ha incendiato il portone dell’amico che fece il suo nome

Calciatore accoltellato a Chiaia, stanato il piromane vendicatore

NAPOLI. Prima incendiò il portone dell’abitazione di un coetaneo, poi scrisse sui social una frase inquietante: «Come un infame deve subire». Un 17enne di San Carlo Arena voleva così vendicarsi dell’amico che lo aveva indicato come testimone di una lite tra un 15enne e Bruno Petrone, avvenuta una settimana prima del tentato omicidio del calciatore dilettante ai Baretti di Chiaia. Ma il minorenne autore del raid incendiario è stato identificato rapidamente dai carabinieri della compagnia Napoli Centro, che ieri mattina hanno eseguito nei suoi confronti la misura cautelare del collocamento in comunità. Aveva già confessato durante la perquisizione domiciliare a causa sua, un’ora dopo l’attentato.

Il 17enne nulla c’entra con l’accoltellamento di Bruno Petrone e nessuno ha mai fatto il suo nome. Se l’era presa, ha raccontato ai carabinieri, perché uno dei quattro presunti autori del tentato omicidio (tutti minorenni) lo aveva tirato in ballo a proposito della presunta lite della settimana precedente tra il calciatore e un 15enne, ritenuto l’esecutore materiale del delitto. Così aveva pensato di vendicarsi del coetaneo, il primo a costituirsi confessando di aver partecipato all’aggressione ai Baretti del 26 dicembre scorso e quindi da punire, secondo l’indagato finito in comunità. Il quale poi ha riconosciuto di aver commesso «una sciocchezza».

Il tentato incendio avvenne in via Carlo De Marco nella notte del 12 gennaio corso, precisamente alle 2,10. Il ragazzo con il volto parzialmente coperto penetrò nel cortile di un condominio, approfittando di un’autovettura che entrava, e per errore versò benzina davanti all’ingresso dell’appartamento a piano terra di uno zio del coetaneo di cui voleva vendicarsi, che invece abita affianco sullo stesso pianerotolo. Fatto sta che l’azione poteva provocare una tragedia: se il fuoco fosse divampato avvolgendo l’intero palazzo i condomini sarebbero rimasti prigionieri delle fiamme, non essendoci altre vie d’uscita a parte l’ingresso principale.

Fortunatamente il proprietario della casa prese di mira, svegliato dalle urla della figlia appena rientrata da una festa, riuscì a spegnere l’incendio. Le indagini si sono sviluppate attraverso la visione delle telecamere di sorveglianza interne al parco abitativo, che hanno ripreso il giovanissimo in azione. Ma la svolta si è avuta subito grazie alla prontezza con cui i carabinieri di Napoli Centro, ben presenti sul territorio di Chiaia, hanno eseguito una perquisizione mirata a casa del “sospetto” già un’ora dopo l’incendio.

Nell’armadio del 17enne, che si era messo a dormire, c’erano i vestiti indossati poco prima e visibili nelle immagini. A quel punto il ragazzo ha deciso di collaborare, riferendo la motivazione del suo gesto. Circostanza che probabilmente gli ha evitato una misura cautelare più grave. Dopo una settimana in ospedale in gravi condizioni, Bruno Petrone si è rimesso. Ha sempre detto di ignorare i motivi per cui a Santo Stefano fu aggredito in manierta così brutale.

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