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La manifestazione

Napoli, duemila in corteo contro gli sgomberi dei centri sociali

“Amore che resiste", in piazza per «opporsi a sgomberi, guerre e repressione, come dichiarato dai partecipanti»

Napoli, duemila in corteo contro gli sgomberi dei centri sociali

Circa duemila persone si sono radunate in piazza a Napoli nel giorno di San Valentino, per manifestare contro gli sgomberi dei centri sociali. La protesta, svoltasi sotto la pioggia a partire dalle 15, ha visto un corteo che si è snodato da piazza Garibaldi a piazza Municipio, accompagnato da un camion decorato con immagini simboliche e scritte di solidarietà.

Tra le raffigurazioni più significative, un cupido con la kefiah che con la sua freccia colpisce un carro armato, simbolo della lotta contro guerra e repressione. La manifestazione, intitolata "Amore che resiste", ha come obiettivo quello di opporsi a sgomberi, guerre e repressione, come dichiarato dai partecipanti. Alla protesta hanno aderito diverse realtà cittadine tra cui Officina 99, l'ex Opg Je so' pazzo, Gridas, Insurgencia e Banchi Nuovi, oltre alle sigle sindacali Usb, Sll e Cobas.

Un portavoce dei manifestanti ha affermato: «Non stiamo facendo altro che rivendicare il nostro diritto di poter utilizzare quegli spazi liberati, lasciati morire dall'incuria dei governi». La protesta si inserisce in un contesto più ampio di battaglie contro le recenti operazioni di sgombero di spazi sociali in altre città italiane, come il Leoncavallo a Milano e Askatasuna a Torino. Per i manifestanti, infatti, gli interventi sono di natura politica e mirano a colpire l'autonomia e la vitalità dei centri sociali.

«Questi giovani esprimono oggi il meglio in democrazia, in voglia di fare. Per noi un centro sociale è sinonimo di cultura e di aggregazione» ha detto il segretario generale della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci. 

«Questa - ha aggiunto Ricci - è una marcia all'insegna della democrazia e contro la tolleranza zero. Da parte del governo c'è l'ennesima cattiva lettura dei momenti democratici e dei luoghi dove c'è tanta forza sociale. Un'organizzazione come la nostra, quando si fanno leggi come i decreti sicurezza, restrittive e repressive, è pronta a mobilitarsi al loro fianco affinché si respinga ogni attacco al diritto di manifestare e dissentire. Questa cultura che non vuole essere criticata non ci appartiene, tantomeno in una città come Napoli, piena di energie sane e antagoniste, come prevedono la democrazia e la Costituzione italiana».

Secondo Giuliano Granato di Potere al Popolo, la mobilitazione non riguarda solo i luoghi di aggregazione, ma anche la difesa dell'agibilità politica e sociale dell'intero Paese. «La strada intrapresa dal governo Meloni è una strada di repressione del dissenso» ha detto. «Gli spazi sociali a Napoli operano da oltre 30 anni e non sono solo luoghi di protesta, ma anche centri di democrazia e di servizi per la cittadinanza, che stanno progressivamente scomparendo».

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