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Il dramma
16 Febbraio 2026 - 08:00
NAPOLI. Il cuore “bruciato” trapiantato a un bambino all’ospedale Monaldi avrebbe viaggiato da Bolzano a Napoli in un contenitore di plastica “comune”, a cui era stato applicato ghiaccio secco. Questo sarebbe emerso dai primi accertamenti eseguiti dai carabinieri del Nas, che indagano sul caso coordinati dalla Procura di Napoli.
Il box è stato sequestrato nei giorni scorsi a Napoli. Secondo una prima ipotesi, però, il problema non sarebbe tanto l’utilizzo di un contenitore in plastica al posto di un box tecnologico, bensì l’applicazione di ghiaccio secco (che raggiunge temperature di -80 gradi) al posto del ghiaccio classico (-4 gradi).
Le temperature nettamente più basse potrebbero aver causato lesioni al cuore. Accertamenti del Nas di Trento sono in corso anche all’ospedale San Maurizio di Bolzano. Intanto, il bimbo resta in condizioni gravi ma stazionarie. Ieri è stato sottoposto a una Tac neurologica, uno degli esami che serviranno al briefing dei medici del Monaldi per valutare se il bimbo sia ancora trapiantabile.
Intanto, dal Niguarda fanno sapere che l’ospedale «non ha avviato alcuna interlocuzione né alcuna presa in carico per il caso del bimbo di Napoli a cui sarebbe stato trapiantato un cuore danneggiato né ci è mai arrivata alcuna richiesta ufficiale di valutazione. Il professor Claudio Russo non ha parlato con nessuno e si si occupa solo di cardiochirurgia per gli adulti».
Dal Monaldi è stato comunicato che «il paziente permane in lista trapianto fino a nuova valutazione» e che «assunta l’autorizzazione dei familiari per il tramite del loro legale» è stato istituito un bollettino medico che sarà diffuso con cadenza giornaliera, salvo diversa necessità.
«Si ritiene necessario ribadire che il Polo di Cardiochirurgia dell'Azienda dei Colli è da sempre in rete con le principali strutture mediche del Paese che si occupano della materia. La Direzione, nel ribadire il proprio impegno ad assicurare trasparenza e collaborazione con le autorità ispettive e giudiziarie, garantisce ogni supporto necessario alle determinazioni clinico - terapeutiche ed assistenziali assunte dai medici curanti nell’esclusivo interesse del paziente» si legge nella nota.
Intanto, Patrizia, la mamma del bimbo, in videocollegamento con Domenica In su Rai 1 sottolinea che «ho accantonato tutto. Al momento provo solo dolore e tanta voglia che mio figlio torni a casa. Non desidero certo che muoiano altri bambini, vorrei solo che mi aiutino a trovare un cuoricino compatibile per mio figlio. Solo questo cerco io. Mi appello anche al Papa».
E ancora: «Aspettavamo da due anni il trapianto e quando è arrivato, non è andato come speravamo. Mi hanno chiamato dopo l’operazione dicendo che c’era un problema. Il cuoricino non partiva. Mio figlio era già in sala operatoria di mattina, non lo posso dimenticare perché me lo hanno fatto salutare. Il cuore è arrivato alle 14,30 e mi hanno comunicato che sarebbe cominciata l’operazione. Dopo diverse ore mi dicono del problema: il cuore non ripartiva. Ma il bambino non era in terapia intensiva, era ancora in sala operatoria. La verità è che all’inizio non mi sono fatta troppe domande perché il dolore era troppo grande. Poi pian piano, grazie al mio avvocato, abbiamo presentato delle denunce per capire. Infine qualche anima buona ha fatto sapere ai giornali il vero motivo per cui mio figlio lotta tra la vita e la morte».
Infine, l’avvocato Francesco Petruzzi, dopo aver letto le conclusioni della consulenza specialistica del Bambin Gesù nella quale si legge che non ci sono le condizioni per sottoporre a un nuovo trapianto il piccolo ricoverato a Napoli, annuncia di aver chiesto «una terza opinione ai centri europei di maggiore esperienza in materia di trapianti».
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