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Il caso
16 Febbraio 2026 - 08:06
ACERRA. Ordinanza cautelare bis per il trio Aloia, Covone e Luongo, tutti già detenuti, che si erano organizzati per controllare il business del malaffare nell’area tra Acerra, Afragola e Marigliano, scontrandosi con i cartelli criminali storici dell’area nolana, giungendo a mettere a segno una serie di raid armati fino ad uccidere, il 17 dicembre scorso, Ottavio Colalongo, uomo del clan dei Filippini che, secondo gli investigatori, gestivano il sistema a Scisciano e dintorni.
Tre le persone raggiunte dai provvedimenti: Antonio Aloia, alias ’o cinese, che in quasi 18 mesi di latitanza, dopo essere stato in precedenza detenuto per 20 anni, era riuscito a organizzare insieme a Antonio Covone, di Marigliano, già detenuto, e Nicola Luongo alias Nicola ’o luongo o Nicola ’o killer, già detenuto di Afragola, una sorte di “associazione temporanea di criminali”, puntando al controllo totale del sistema nell’area a nord di Napoli, un tempo terreno dei potenti cartelli facenti capo ad Alfieri, Russo e Moccia.
È chiaro che per tutti gli indagati vale comunque e in ogni modo la presunzione d’innocenza fino a sentenza definitiva. Il provvedimento cautelare è stato eseguito dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna su delega del procuratore distrettuale di Napoli, in esecuzione di un’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Napoli, Alessandra Grammatica, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia.
Le accuse a carico del trio sono di omicidio e di detenzione e porto illegali di arma comune da sparo. I reati sono contestati con le aggravanti del metodo mafioso e della finalità di agevolare il clan camorristico Luongo-Covone-Aloia. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero agito come mandanti ed esecutori dell’omicidio di Colalongo, portato a termine la sera del 17 dicembre dello scorso anno per mano di Antonio Aloia ed Eduardo Polverino (già detenuto).
Le indagini avrebbero consentito di delineare un quadro indiziario ritenuto grave in ordine alla pianificazione e alla realizzazione dell’azione delittuosa. Il movente è da ricercarsi nel controllo delle piazze di spaccio. L’omicidio, stando alla ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato commesso per assicurarsi il controllo delle piazze di spaccio sul territorio, in contrapposizione al gruppo criminale dei Filippini.
Il delitto si inserirebbe in un contesto di conflitto tra gruppi camorristici per la gestione delle attività illecite legate allo spaccio. Insomma una vera e propria guerra, avviata da Aloia e compari, con l’intento di proseguirla fino a sconfiggere tutti i rivali.
Ovviamente, alla luce anche di questa seconda misura cautelare. che segue il precedente fermo di alcune settimane fa, il progetto può dirsi definitivamente azzerato, anche se Antonio Aloia, il giorno successivo il suo arresto, avvenuto all’alba del 25 dicembre scorso, contattò alcuni suoi sodali con un cellulare clandestino, dando indicazioni che tutto sarebbe proseguito così come previsto.
È chiaro, anzi lo era già all’indomani dell’arresto di Aloia, che le accuse dei diversi pentiti non possono non preoccupare i personaggi appartenenti a questo consorzio di criminali” che ha studiato nell’“Università del carcere”, per pianificare il salto di qualità.
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