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il caso del trapianto fallito
16 Febbraio 2026 - 15:44
"Abbiamo provveduto a richiedere formalmente il rilascio in copia dell'intera documentazione clinica, qualora l'ospedale non lo faccia immediatamente attiveremo gli organi di procura anche e soprattutto per sollecitarlo". Lo afferma Angelo Riccio, avvocato penalista che da oggi si affianca a Francesco Petruzzi per seguire la famiglia del bimbo ricoverato all'ospedale Monaldi di Napoli dopo il trapianto di cuore che non ha funzionato. Alla domanda se ci sia stato un atteggiamento omissivo da parte dell'ospedale Riccio ha risposto: "Diciamo che la situazione è sempre stata molto complessa per quanto riguarda le informazioni, spesso in diversi casi noi e i familiari abbiamo ricevuto sempre le informazioni in un secondo momento rispetto a soggetti terzi".
"Dalle indagini difensive che stiamo svolgendo emerge sinora che quando si parla di cardiochirurgia pediatrica del Monaldi come eccellenza si faccia riferimento a un precedente team di cardiochirurgia pediatrica, mi pare condotto dal dottor Carlo Vosa, che aveva altri membri. Questo dobbiamo verificarlo. Rimane una nomea che mi auguro rispecchiare ancora quelli che erano i fatti al 2021, quando e' cambiato il team. E da quanto apprendo, pare che pero' dal 2021 a oggi questo team abbia fatto solo due trapianti. Uno con esito infausto e questo" aggiunge l'avvocato Francesco Petruzzi.
Secondo quanto ricostruito dal legale che non ha ancora accesso al fascicolo di indagine della procura di Napoli, il 23 dicembre scorso, quando e' arrivata la notizia della disponibilita', in Trentino Alto Adige, di un organo compatibile "una dottoressa dell'equipe (del Monaldi) va li' e va a espiantare l'organo. Parrebbe che chi e' andato li', e' andato con una strumentazione manchevole, ora se sia andata senza il box o senza ad esempio il ghiaccio o senza altri strumenti io questo non lo so, in quanto non vi e' la disponibilita' degli atti penali e quindi e' ragionevole presumere che sia stato Bolzano a fornire qualcosa. Questo qualcosa sara' il contenitore o altro... sara' la magistratura che sta indagando a chiarirlo".
"In ogni caso, l'organo ricevente ha l'obbligo di vigilare - sottolinea Petruzzi- quindi anche se per assurdo fossero andati senza strumenti e li avesse forniti Bolzano, era compito di chi ha espiantato verificare anche l'idoneita' degli strumenti e il modo in cui e' stato preparato il cuore per il trasporto". Al momento quello che e stato sequestrato e' un contenitore non auto refrigerante. Rispetto agli esiti "di com'era andata l'operazione, cioe' del risultato fallimentare dell'operazione, questi non sono stati comunicati alla madre. O meglio, alla madre e' stato detto che il cuore non avrebbe preso a battere, non sappiamo perche' - aggiunge l'avvocato - invece in direzione sanitaria a me e' stato detto che avevano chiesto esplicitamente ai medici del team se avessero comunicato alla madre i fatti e avevano detto di si'. Quindi la direzione sanitaria ha preso le distanze in mia presenza, e di altri, da questa mancata comunicazione".
L'avvocato ricorda che la madre del bambino gli ha riferito di uno strano atteggiamento da parte della dottoressa che ha fatto l'espianto: "L'ha abbracciata e le ha detto, 'signora guardi mi dispiace ma io non potevo parlare'". In piu' c'e' un momento importante su cui fare luce, quello delle "dimissioni di un medico che non ha partecipato all'intervento e che il 29 dicembre si dimette, sei giorni dopo il trapianto, due settimane prima che noi facessimo una denuncia querela. Lo stesso medico che da quanto apprendiamo dalla stampa ha dichiarato che verra' il momento di parlare. Capiremo a breve cosa emerge dalle indagini", conclude.
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