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17 Febbraio 2026 - 17:22
NAPOLI. Nel medesimo mese che custodisce la memoria dei duecentodieci anni dall’incendio che nel 1816 divorò il teatro San Carlo, Napoli si è destata ieri all’alba con un altro lutto della propria coscienza culturale: il rogo che ha annientato il teatro Sannazaro. Non è soltanto un fatto di cronaca: è una pagina di storia che si accartoccia nel fuoco, un capitolo della civiltà scenica partenopea che si dissolve come carta antica lambita da una fiamma improvvisa. Ieri, poco dopo le sei del mattino, le fiamme, probabilmente originate in un appartamento di quel dedalo di costruzioni che circonda il teatro e propagate sino alla sua cupola, hanno cancellato in poche ore oltre centocinquant’anni di vicende artistiche e sociali.
Davanti ai resti anneriti, accorsa in lacrime con il marito Sasà Vanorio, la direttrice artistica Lara Sansone non ha trovato parole. Attrice di razza, regista sensibile, autrice e custode instancabile del repertorio napoletano, negli anni in sinergia con il compagno di vita, aveva costruito una stagione di rilancio culturale fatta di produzioni originali, recuperi filologici e aperture ai linguaggi contemporanei, restituendo alla sala un ruolo centrale nel panorama nazionale.
A parlare per lei è stato l’attore della Compagnia Stabile, Lucio Pierri, mentre accanto a Lara giungeva la sorella Ingrid Sansone, anch’ella interprete di solida formazione, cresciuta con lei dietro le quinte e sotto le luci di quel palcoscenico, educate entrambe dall’arte severa e luminosa della nonna. «È lei che ha dato forza a tutti noi ha dichiarato perché Lara è una donna straordinaria. È stata la prima a dirci: tranquilli, torneremo più forti di prima. Se oggi sono qui è perché loro non se la sentono di parlare, ma sappiate che torneranno più forti di prima». Poi ha aggiunto: «Bisogna attraversare questo smarrimento. Due sere fa eravamo in scena, questo fine settimana saremmo tornati sul palco, la stagione doveva continuare. Continuerà. Continuerà il Sannazaro e continuerà Napoli».
Dopo la scomparsa della nonna nel 1994 e gli anni di guida della madre Brigida Veglia (figlia di Luisa Conte e Nino Veglia) Lara aveva assunto il timone dello storico spazio scenico, proseguendo una tradizione che aveva visto alternarsi artisti come Nino Taranto, Carlo Taranto, Pietro De Vico, Ugo D’Alessio, Gennarino Palumbo, Giacomo Rizzo ed Enzo Cannavale. Con la gestione produttiva e amministrativa di Vanorio, quel luogo era divenuto anche Centro di Produzione Teatrale, laboratorio vivo di idee e progettualità. Anche stavolta la città ha reagito come un organismo ferito ma vigile. Sul posto sono giunti il prefetto Michele Di Bari e il sindaco Gaetano Manfredi, che ha confermato con dolore la distruzione totale assicurando l’impegno concreto delle istituzioni per la rinascita.
Attorno, negozianti e residenti hanno manifestato una solidarietà spontanea, quasi familiare, come se fosse crollata la stanza più cara della propria casa. Sempre accompagnata dal marito Sasà Vanorio, nel pomeriggio di ieri Lara Sansone ha preso parte a un vertice in Prefettura con il sottosegretario Gianmarco Mazzi, riunione voluta per esaminare con urgenza le conseguenze del rogo e delineare i primi orizzonti operativi. Attorno al tavolo sedevano anche il sindaco di Napoli Manfredi e i rappresentanti della Protezione civile regionale, chiamati a valutare scenari e interventi. Con gli occhi velati di pianto, la direttrice del Sannazaro ha affidato all’emozione parole che suonavano come un’invocazione: «quel teatro era tutta la mia vita. Per me è come se fosse un lutto. Non ci abbandonate».
Nel corso dell’incontro riservato, al quale hanno partecipato anche l’assessore regionale alla Cultura Onofrio Cutaia e il prefetto Michele Di Bari, si è discusso inoltre della costante manutenzione cui la struttura era sottoposta e degli interventi di ristrutturazione realizzati nel 2020. A chi gli chiedeva quale futuro attendesse ora la compagnia e la stagione interrotta, Vanorio ha risposto con realismo e gratitudine insieme: «Tanti teatri ci hanno dato la loro disponibilità ad accogliere il resto della nostra stagione. Noi ringraziamo tutti, ma di certo non è facile spostare tutta l’attività da un posto all’altro, da un giorno all’altro. Vediamo cosa sarà possibile». Un teatro non è mai soltanto mura, velluti e stucchi: è un archivio di respiri, di battiti, di illusioni condivise. Quando brucia, non arde solo legno ma memoria. Eppure Napoli possiede una virtù antica: trasformare la cenere in seme. Oggi, mentre il fumo si dissolve nel cielo invernale, l’immaginazione collettiva già intravede una futura riapertura, un sipario che tornerà a sollevarsi. E così, tra i resti anneriti, pare di udire un bisbiglio antico: non è la fine dello spettacolo, ma l’intervallo prima del ritorno alla luce.
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