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19 Febbraio 2026 - 08:56
NAPOLI. La giornata di ieri ha segnato il punto di rottura definitivo tra la speranza clinica e la realtà giudiziaria nel dramma del piccolo Domenico, ricoverato all'ospedale Monaldi di Napoli. Il consulto dell'Heart Team, composto dai massimi luminari della cardiochirurgia pediatrica italiana provenienti dal Bambino Gesù di Roma, Padova, Bergamo e Torino, si è concluso con un verdetto inappellabile: le condizioni del bambino di due anni non sono compatibili con un nuovo trapianto. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha riferito che la madre è ormai rassegnata all'idea che il figlio non ce la farà.
Davanti al parere collegiale dei migliori esperti del Paese, la famiglia ha scelto di non cercare ulteriori smentite mediche, accettando la valutazione di non operabilità formulata al letto del paziente. Nonostante il bambino sia apparso "sveglio" durante la visita, il rischio clinico è stato giudicato insuperabile; secondo quanto trapelato nelle ore precedenti il verdetto, le chance di successo per un secondo intervento erano state stimate in appena al 10%, e l'unico medico disposto a tentare l'operazione sarebbe stato il dottor Guido Oppido, il cardiochirurgo che aveva già effettuato il primo trapianto lo scorso 23 dicembre. Nessuno degli altri chirurghi presenti al consulto si sarebbe invece reso disponibile a partecipare a un intervento ritenuto ormai proibitivo.
Mentre la rassegnazione cala sulla famiglia, il cuore pediatrico resosi disponibile nella notte è stato immediatamente dirottato verso altri pazienti. Carlo Pace Napoleone, direttore della Cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita di Torino, ha confermato che l'organo verrà destinato a uno degli altri due soli bambini in lista d'attesa urgente risultati compatibili. Contemporaneamente, l'indagine entra nella sua fase più dura: gli ispettori del Ministero della Salute hanno effettuato l'accesso al Monaldi, acquisendo tutta la documentazione clinica prima di spostarsi all'ospedale San Maurizio di Bolzano, dove avvenne l'espianto dell'organo poi risultato lesionato.
L’avvocato della famiglia ha poi annunciato che, con la fine della speranza medica, inizia «il momento della responsabilità». La famiglia ha richiesto l'acquisizione di tutte le cartelle cliniche per sottoporle a consulenti di parte, contestando inoltre la brevità delle comunicazioni fornite dall'ospedale dopo quasi due mesi di agonia. «Ora se non vedo la documentazione dell'ospedale - ha chiarito l'avvocato - non posso commentare le dichiarazioni del Monaldi, se non la guardo non mi posso esprimere e ora non ho una comunicazione con il Monaldi. Una nota di cinque righe dopo 57 giorni non è sufficiente, dobbiamo leggere tutta la documentazione». Petruzzi ha precisato inoltre che il messaggio che il figlio non si può operare è stato detto alla mamma «dai medici in direzione sanitaria. Lei è stata nel reparto prima, durante e dopo la visita dei cardiologi degli ospedali più importanti d'Italia. Non so però quali sono le motivazioni che le hanno dato». In questo clima di estrema tensione, il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, ha incontrato la madre del piccolo per esprimerle vicinanza, arrivando a chiederle scusa a nome delle istituzioni e ribadendo la promessa che sarà fatta piena giustizia su ogni presunta omissione o errore procedurale.
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