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La famiglia di Salvatore Giordano alla Meloni: lo Stato non si è mai scusato

La lettera inviata alla premier: «Dopo 13 anni di dolore e processi, la sentenza definitiva sia rispettata»

La famiglia di Salvatore Giordano alla Meloni: lo Stato non si è mai scusato

Salvatore Giordano

"Il rispetto della sentenza, il risarcimento dovuto e, soprattutto, un atto ufficiale di scuse da parte delle istituzioni coinvolte. Non per vendetta, ma per dignità". È l'appello che la famiglia di Salvatore Giordano, ucciso nel 2014 da un pesante frammento ornamentale staccatosi dalla Galleria Umberto I di Napoli, rivolge, attraverso il suo legale, l' avvocato Sergio Pisani, alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni attraverso una accorata missiva inviata oggi.

Qualche giorno fa la Corte di Cassazione ha reso definitive le condanne nei confronti di coloro che sono risultati coinvolti nella triste vicenda dello studente, ferito gravemente e poi deceduto in ospedale mentre stava passeggiando con alcuni amici su via Toledo. "Dopo tredici anni di processo, rinvii, udienze, perizie e sofferenze indicibili, - scrive la famiglia Giordano - la giustizia è finalmente giunta a una sentenza definitiva.

"Ad oggi, - si legge ancora nella lettera - non è mai arrivata una richiesta di scuse istituzionale alla famiglia. Non un gesto umano, non una parola di pietà verso due genitori che hanno perso un figlio in circostanze che la giustizia ha riconosciuto come frutto di responsabilità precise". "Salvatore non è un numero di fascicolo", conclude la famiglia Giordano, era un ragazzo che stava passeggiando con gli amici in una giornata qualunque. È la prova che la sicurezza dei luoghi pubblici non è un dettaglio burocratico, ma una responsabilità morale dello Stato. Confido nel Suo intervento affinché questa storia non resti l'ennesimo caso in cui la giustizia formale non si traduce in giustizia sostanziale".

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