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19 Febbraio 2026 - 17:35
Il cardinale Domenico Battaglia
NAPOLI. «Napoli aspettava. Lo sapeva, forse, anche prima di saperlo». Così inizia il messaggio del Cardinale don Mimmo Battaglia per la visita pastorale di Papa Prevost, intitolato “A braccia e cuori aperti”.
«Le città che hanno imparato a fare i conti con il dolore, con la bellezza e con la contraddizione - spiega l'Arcivescovo di Napoli - sviluppano una specie di sesto senso: riconoscono chi viene non a visitarle, ma ad abitarle, anche solo per qualche ora. E Lei, Santo Padre, viene così. Lo abbiamo capito da subito. A nome dell’intera Chiesa che è in Napoli - una Chiesa fatta di vicoli e di mare, di famiglie che resistono e di giovani che sognano, di operatori di pace che lavorano in silenzio e di tanti che ancora aspettano che qualcuno si accorga di loro - La ringrazio con tutto il cuore per aver detto sì a questa città. Napoli non è solo un luogo geografico. È una condizione umana. È il posto dove l’accoglienza è ancora un riflesso istintivo, dove la speranza non si è mai arresa del tutto, dove la fede - quella vera, incarnata, che odora di pane e di incenso insieme - continua a essere il respiro di un popolo. Ma è anche il posto dove le ferite sono profonde, dove il lavoro manca, dove la malavita organizzata continua a rubare futuro ai nostri figli, dove il divario sociale grida giustizia ad alta voce. Lei viene, Santo Padre, come missionario. Il primo. E noi, eredi della prima predicazione di Paolo che approdò nel nostro Golfo, sentiamo in questo incontro qualcosa di antico che ritorna, qualcosa che aveva bisogno di tornare».
«Sulla scia di san Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI e di papa Francesco - prosegue il Cardinale -, adesso Leone XIV camminerà per queste strade. E Napoli - con le sue braccia sempre aperte, con quella sua antica generosità che nessuna fatica ha mai consumato – l’abbraccia già. Venga, Santo Padre. Questa città ha bisogno della sua pace: quella pace disarmata e disarmante che non si impone, ma che trasforma. Quella pace che, ne siamo certi, Lei porta con sé come un dono e come una promessa. La aspettiamo. E con noi, l’attende il Signore, che di questa città è sempre stato innamorato».
Ad Acerra invece il Pontefice realizza un desiderio di Papa Francesco che sorvolando quelle terre nel 2014 - aveva confessato in un libro intervista - fu «un fatto puntuale» che «mi commosse e da allora fu un crescendo attraverso le notizie, una presa di coscienza lenta».
La presenza di Papa Leone nelle nostre terre, e in particolare nella diocesi di Acerra, è una «grazia speciale» dichiara il vescovo Antonio Di Donna, perché «il Papa viene ad ascoltare insieme ai vescovi, soprattutto delle diocesi più colpite dall'inquinamento, le sofferenze della nostra gente, e a ricordare le altre Terre dei fuochi d'Italia».
E di sicuro «darà nuova linfa al cammino che le diocesi della Conferenza episcopale campana stanno già facendo da anni per educare i cristiani, adulti e bambini, alla giustizia, alla pace e alla salvaguardia del creato» aggiunge il presule.
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