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Il dramma

Trapianto fallito, Domenico in condizioni critiche: «rapido peggioramento»

Il medico: «Non soffre, è sedato. Non c'è accanimento, stiamo facendo l'indispensabile per tutelare il piccolo»

Trapianto fallito, Domenico in condizioni critiche: «rapido peggioramento»

NAPOLI. Il piccolo Domenico, il bambino cui era stato trapiantato un cuore inutilizzabile al Monaldi, sarà sottoposto a una terapia nell’ambito del percorso di Pianificazine condivisa delle cure: si prevede l’alleviamento delle sofferenze interrompendo l’accanimento terapeutico.

Al bambino non sarà staccato il macchinario per la respirazione e circolazione extracorporee da due mesi lo ha tenuto in vita. Si elimineranno invece altre terapie non più necessarie, come ad esempio la microfiltrazione del sangue.

In una nota dell’Azienda dei Colli si legge che nella riunione di ieri mattina che ha visto la partecipazione dei medici del Monaldi, di Luca Scognamiglio, medico legale delegato dalla famiglia, e della madre del piccolo paziente, l’azienda ospedaliera rende noto di aver proposto «una serie di interventi volti a evitare la somministrazione di terapie non più utili alla condizione clinica del piccolo paziente. Un percorso, dunque, finalizzato a scongiurare il rischio di accanimento terapeutico. In accordo con la famiglia e con il medico legale da essa nominato, al paziente saranno somministrate esclusivamente terapie strettamente salvavita, nell’ambito di un percorso orientato a una progressiva de-escalation degli altri interventi terapeutici».

Il tutto mentre le condizioni cliniche del paziente hanno registrato ieri un rapido peggioramento.

IL CAPO DIPARTIMENTO DELLA RIANIMAZIONE

A spiegare la situazione del bambino di due anni ricoverato dopo un trapianto di cuore non riuscito è stato Antonio Corcione, capo Dipartimento Area Critica Rianimazione dell’ospedale Monaldi di Napoli.

«Tengo a precisare che non ho seguito io come medico il percorso del piccolo. Io sono il capo Dipartimento dell’Area critica, vivo in questo ospedale, quindi indirettamente le notizie ce le ho. Il bambino non l’ho mai visto ma io le notizie le ho continuamente perché apparteniamo a questa a azienda - ha sottolineato .-. La situazione è critica, molto critica, noi stiamo applicando una legge dello Stato del 2017, dicembre 2017, che tutela il mamma è una persona amabilissima. Siamo tutti sconvolti per questa cosa, io che non ho partecipato a questo percorso sono sconvolto. come capo di dipartimento che lavora in questa azienda, come medico, come padre, come nonno sono sconvolto».

Corcione ha ricordato che «se andiamo a guardare la storia dell’ospedale Monaldi sono stati fatti ad adulti e bambini centinaia di trapianti sad adulti e bambini, penso 500 trapianti da 20 anni. Anzi il 500esimo trapianto è stato proprio su un bambino. Senza mai problemi. Ci sono stati degli inconvenienti, sappiamo tutti del ghiaccio secco paziente, in questo caso il bambino. Cioè col paziente, in questo caso i genitori, abbiamo condiviso la terapia da fare. Non ci accaniamo, non stacchiamo la spina, non facciamo le curie palliative che si fanno a casa, non facciamo la terapia del dolore. Il bambino è sedato, collegato all’apparecchio e ha gli organi in una grave insufficienza multiorgano. Quindi noi facciamo una terapia che abbiamo condiviso con il medico legato della famiglia, con la mamma, per cercare di tutelare il piccolo, in questo caso il piccolo, in genere il paziente, perché è una legge allo Stato che tutela i cittadini per quanto riguarda queste situazioni che purtroppo si sono create».

E ancora: «La situazione è molto critica, insufficienza multiorgano e siamo lì a continuare a tutelare il piccolo, non ad abbandonarlo. La mamma è lì vicino al bambino. La che ha creato questa situazione, poi quale sia stato il percorso non lo so. Quando arriviamo qui al lavoro chiediamo a tutti come sta il bambino. Io rispetto i colleghi, che stimo tantissimo, non sono mai salito a vedere il piccolo, perché non è mia competenza».

Infine: «Cosa succederà adesso? Non so dirlo. So che le condizioni si sono aggravate. Noi stiamo facendo di tutto, abbiamo condiviso la terapia, secondo una legge dello Stato, sia con il medico legale della famiglia che con la mamma, e continuiamo così, sempre speranzosi, anche se le speranze sono fievolissime».

PROSEGUONO LE INDAGINI

Il tutto mentre i magistrati della Procura di Napoli stanno continuando ad ascoltare persone informate sui fatti, e a raccogliere materiale utile alle indagini: il tutto per fare luce sulle cause che avrebbero portato al danneggiamento dell’organo, prelevato a Bolzano da una equipe giunta da Napoli, e arrivato a destinazione danneggiato.

Le indagini sono concentrate anche sulle date di acquisto e sulla disponibilità dei box di ultima generazione, indicati per il trasporto degli organi, contenitori monouso, che costano 7mila euro.

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