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I ras della Napoli bene a processo

Rinvio a giudizio per tre dei capi del clan Cimmino, andranno tutti al dibattimento

I ras della Napoli bene a processo

Nei riquadri il ras Andrea Basile e il coimputato Salvatore Arena

NAPOLI. Boss e gregari del salotto buono di Napoli verso una nuova, possibile stangata. Udienza preliminare conclusa e per i presunti ras del clan Cimmino accusati di aver messo in piedi un imponente giro di estorsioni scatta il rinvio a giudizio.

Salvatore Arena, Andrea Basile e Alessandro Desio, che hanno chiesto di essere giudicati passando per il dibattimento, andranno a giudizio davanti alla quarta sezione collegio A del tribunale di Napoli.

Toccherà al collegio difensivo (composto dagli avvocati Antonio Abet, Andrea Lucchetta, Giuseppe Milazzo, Immacolata Romano e Riccardo Moschetta) aprire una breccia nel quadro indiziario e dimostrare l’innocenza dei propri assistiti. Una strada, almeno al momento, tutta in salita.

La nuova inchiesta rappresenta uno stralcio di quella che ormai quattro anni fa, con l’esecuzione di decine e decine di arresti, aveva portato alla decapitazione della cosca dell’area collinare, all’epoca capeggiata dal boss Luigi Cimmino, recentemente scomparso dopo un breve periodo da collaboratore di giustizia.

La Procura antimafia, dopo le condanne già ottenute, non ha però mollato la presa intorno al clan dell’area collinare e così è arrivata la nuova sequenza di accuse. Andrea Basile, Alessandro Desio, Salvatore Arena, Carlo Federico e Andrea Mangione sono accusati di associazione mafiosa per la presunta partecipazione al clan CimminoCaiazzo, a sua volta controllato dall’Alleanza di Secondigliano.

Al vertice, organizzando le attività estorsive e individuando nuovi business criminali, si sarebbero collocati Basile e Desio. Federico avrebbe messo a disposizione del clan i locali della propria attività di autonoleggio di via Rossini, diventata una sorta di base operativa della cosca.

Altrettanto avrebbe fatto Magione, titolare invece di un garage in via Simone Martini. Basile e i fratelli Alessandro Desio e Vincenzo Desio rispondono poi di un’estorsione, registrata tra aprile e settembre 2019, da 15mila euro ai danni di Biagio Fusco, responsabile del Bingo di via Annella di Massimo.

Nel mirino di Alessandro Desio, ritenuto dai pm il responsabile del pizzo per conto dei Cimmino, sempre nel 2019 sarebbe poi finito il locale Terrazza Merliani Bistrot, dal quale avrebbe preteso una tangente da 20mila euro, poi decurtata in cambio dell’assunzione della sorella. Alessandro Desio e Salvatore Arena sono poi imputati per aver imposto un pizzo da 10mila euro, poi scontati a 9mila euro, a Gennaro Festante, amministratore della Decò Globus Supermercati.

Riccardo Alfano, figlio del ras Giovanni Alfano, e Maria Emanuela Cimmino, figlio del defunto Luigi Cimmino, sono infine accusati di ricettazione: avrebbero infatti ricevuto “mesate” da 1.000 euro. Soldi, secondo la Dda, frutto delle attività criminali della cosca. Quasi tutti hanno chiesto il rito abbreviato. Salvatore Arena, Andrea Basile e Alessandro Desio hanno optato per il dibattimento. Riccardo Alfano ha invece chiesto di patteggiare la pena. Il processo è dietro l’angolo.

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