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Il dramma
21 Febbraio 2026 - 10:00
Mamma Patrizia e il piccolo Domenico
Una fondazione nel nome del piccolo Domenico, affinché non sia dimenticato, per tutti i bambini che non possono essere sottoposti a trapianto, per le loro famiglie. L'annuncio in questi momenti drammatici viene direttamente dalla voce rotta di mamma Patrizia.
È una donna distrutta ma forte e dignitosa nel suo immenso dolore, quella che appare sulla soglia del Monaldi sorretta dal suo legale. Poche parole: «Voglio lasciare il segno per mio figlio e questa fondazione lo farà. Lotterò per tenere sempre vivo il ricordo di Domenico».
«Mi hanno chiamata stanotte, verso le ore 4, dicendomi che la situazione stava peggiorando, perché la macchina, l'Ecmo, stava iniziando a rallentare. Sono rimasta fino all'ultimo, fino a quando si è dovuta spegnere la macchina: ed è finita».
IL LEGALE: «TRUFFATORI CHIEDONO SOLDI, NON FATE BONIFICI»
«Lunedì stesso ci recheremo dal notaio per dare vita al comitato fondativo - spiega l'avvocato Petruzzi - È necessario perché arrivano segnalazioni di pagine e sottoscrizioni per il piccolo Domenico. Chiederemo tutela alla polizia postale. Ringraziamo tutti ma l'invito è a non inviare soldi a nessuno. Non vogliamo che il nome di Domenico possa essere associato a truffe».
Subito dopo l'incontro con la stampa, mamma Patrizia è stata abbracciata da tutti i giornalisti presenti. È un momento doloroso e nessuno riesce a trattenere le lacrime.
LA TRAGICA CONCLUSIONE
La tragica conclusione della vicenda del piccolo Domenico è stata accelerata da un «improvviso peggioramento» - come ha spiegato l'Asl - ma già da ieri era stato chiaro che la situazione era senza speranze.
Infatti in una nota l'ospedale napoletano aveva spiegato che «in accordo con la famiglia e con il medico legale da essa nominato" al piccolo paziente sarebbero state "somministrate esclusivamente terapie strettamente salvavita, nell'ambito di un percorso orientato a una progressiva de-escalation degli altri interventi terapeutici».
«Il bambino non soffre. È sedato, collegato a un apparecchio e ha una grande insufficienza multiorgano ma non sente dolore. Con la famiglia abbiamo concordato di non accanirci con le terapie e di tutelare il paziente, che è in gravissime condizioni», aveva aggiunto Antonio Corcione, direttore dipartimento Area critica del Monaldi.
Il legale della famiglia del piccolo, Francesco Petruzzi, aveva parlato del «piano terapeutico per una terapia del dolore, per l'alleviamento delle sofferenze del piccolo».
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