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Il dramma
21 Febbraio 2026 - 13:00
Mamma Patrizia incontra i giornalisti davanti al Monaldi
«È morto tra le lacrime dei genitori, dei padrini di battesimo e dei medici che gli erano accanto. È stato un momento molto duro». Così padre Alfredo Tortorella, il cappellano dell'ospedale Monaldi di Napoli che ha accompagnato la famiglia del piccolo fino all'ultimo respiro di Domenico, in un'intervista a Sir, agenzia della Cei.
«Stamattina - racconta il cappellano - ero con la mamma del bambino dalle 7,45, al suo capezzale, perché nella notte mi era giunto il sentore che si fosse aggravato. Ho avvisato l'arcivescovo Battaglia, il quale ha procrastinato i suoi appuntamenti per venire. Nel giro di mezz'ora è arrivato dalla curia. Siamo rimasti lì tutto il tempo, fino a quando il bambino non è spirato, accanto alla madre. È entrato anche il papà ed è stato presente nel momento finale».
«È una triste storia, una storia brutta» sottolinea padre Tortorella. E su un presunto accanimento terapeutico replica: «Io vivo all'interno del Monaldi tutti i giorni. Ho colto dall'esterno uno sfogo, sentenze di ogni tipo. Per chi sta dentro la prospettiva è diversa. C'è una legge del 2017 che regola questi aspetti e non si può fare eutanasia. Non si può parlare di accanimento terapeutico quando non c'è, perché non è etico né morale».
Poi le parole per la mamma: «Patrizia è una donna molto forte. Ha ripetuto più volte: “Voglio che mio figlio non sia dimenticato". Stamattina, prima che arrivasse l'arcivescovo, le ho detto: “Noi non ci dimenticheremo di Domenico, ma non ci dimenticheremo neanche di te, perché hai dato un esempio di forza, di fortezza e di maternità. Tu sei mamma al cento per cento". Lei e suo marito non hanno mai avuto l'ardire di polemizzare. Sono stati sempre di una grande dignità, anche perché i medici che oggi vengono messi in discussione sono gli stessi che in precedenza l'avevano salvato».
«Patrizia e Antonio sono persone giuste, che sanno realmente come sono andate le cose. Purtroppo gli errori ci sono, noi commettiamo errori. Molti di questi, a volte, sono fatali. E ne paghiamo lo scotto tutti quanti. Ma c'è un iter terapeutico e medico portato avanti in due anni e mezzo. Tutto questo va riconosciuto».
Padre Tortorella, nell'intervista all'agenzia dei vescovi, conclude: «Bisogna risorgere. Come comunità, come Chiesa. La testimonianza di questa madre, il suo desiderio che Domenico non venga dimenticato, è già un seme di speranza. Noi continueremo a stare accanto a questa famiglia, come abbiamo fatto in questi due mesi. È il nostro ministero di Camilliani: stare al fianco dei sofferenti. E in questo momento la sofferenza è grande, ma lo è anche la grazia».
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