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L'inchiesta

Morte del piccolo Domenico, si aggrava la posizione dei sei indagati

Dovranno rispondere di omicidio colposo invece che di lesioni colpose gravi che era l’ipotesi di reato che era in piedi

Si aggrava la posizione dei sei indagati, sequestrati i cellulari

NAPOLI. Si aggrava la posizione dei sei componenti del personale sanitario del Monaldi indagati per la morte del piccolo Domenico che dovranno rispondere di omicidio colposo invece che di lesioni colpose gravi che era l’ipotesi di reato che era in piedi.

Ieri i carabinieri del Nas hanno sequestrato i cellulari e notificati gli avvisi di garanzia con la vecchia ipotesi di reato che, comunque, sarà rivista quando sarà stabilita la data dell’esame autoptico (presumibilmente lunedì) sulla salma del bambino che, su disposizione del sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e del procuratore aggiunto Antonio Ricci, è stata sequestrata.

Dopo lo svolgimento dell’autopsia il cuore di Domenico sarà sequestrato per consentire gli accertamenti medici. Poi la salma sarà restituita ai famigliari con i funerali che potrebbero tenersi tra giovedì e venerdì nella Cattedrale di Nola.

Intanto, gli avvocati Alfredo Sorge e Vittorio Manes, difensori di Guido Oppido, il chirurgo che ha operato il bambino a cui è stato trapiantato un cuore lesionato all’ospedale Monaldi di Napoli, sottolineano che «attendiamo fiduciosi la ricostruzione degli eventi che gli inquirenti e gli accertamenti tecnici sapranno certamente offrire, ma siamo convinti sin d’ora, in ogni caso, che il nostro assistito abbia fatto tutto ciò che era professionalmente doveroso, e tutto quanto era umanamente possibile, per salvare la vita del piccolo Domenico, peraltro lottando contro il tempo e contro i minuti. Di fronte al dramma di questo bimbo e al dolore della famiglia c’è solo un sentimento immediato di cordoglio, commozione, e profondo rispetto per la madre e per i familiari tutti».

Intanto, gli inquirenti proseguono l’esame del materiale raccolto mentre continuano anche ad ascoltare le persone informate sui fatti. Gli accertamenti puntano a fare chiarezza sugli eventi che avrebbe portato al danneggiamento dell'organo, prelevato a Bolzano da una equipe giunta da Napoli, e giunto nel capoluogo campano danneggiato dal ghiaccio secco con il quale è stato trattato per tutto il viaggio di ritorno.

Sono in corso anche approfondimenti sulle date di acquisto e sulla disponibilità dei box di ultima generazione per il trasporto degli organi. Secondo quanto emerso dall’audit interno del Monaldi, nel nosocomio ce n’erano tre, rimasti inutilizzati, ai quali è stato preferito, quel giorno, uno fuori dalle linee guida ma che sarebbe stato comunque utilizzabile se fosse stato adoperato il giusto matriale per il raffreddamento.

La scelta, secondo quanto emerso, sarebbe stata indotta al fatto che il personale della équipe non fosse ancora formato all’uso dei box hi-tech. Gli inquirenti di Napoli attendono poi gli atti acquisiti a Bolzano dal Nas di Trento, contenenti anche le testimonianze raccolte nell’intento di comprendere chi abbia reperito il ghiaccio secco sistemato nel frigo dell’equipe napoletana.

Il cuore, malgrado fosse stato danneggiato, era stato comunque impiantato nel bimbo ma non era mai ripartito. L’ipotesi è che se ci si fosse accertati, prima dell’espianto del cuore di Domenico, che quello da trapiantare era inservibile, il bimbo sarebbe rimasto ancora vivo.

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