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Nella Reggia di Quisisana: viaggio da Stabiae a Castellammare

Inaugurato il Museo Civico: nella prestigiosa dimora borbonica, biglietto unico per un tour tra i reperti archeologici e le vocazioni della città

Nella Reggia di Quisisana: viaggio da Stabiae a Castellammare

Il Consiglio dei bambini nel Museo Civico di Castellammare di Stabia

CASTELLAMMARE DI STABIA. Il taglio del nastro del Museo Civico di Castellammare di Stabia lo hanno fatto i piccoli del Consiglio comunale dei Bambini, insieme con il sindaco Luigi Vicinanza. «La città si arricchisce di questo percorso didattico allestito nella Reggia di Quisisana, un complesso che ha pochi eguali in Italia e che si apre al terzo piano, sopra il prestigioso Museo archeologico "Libero D'Orsi", creando un luogo che concentra 2500 anni di storia, dall'antica Stabia ai nostri giorni - spiega il primo cittadino - La cultura rimane per noi elemento sul quale puntiamo perché autentica arma di contrasto alla illegalità».

Il Parco Archeologico di Pompei è parte in causa nel progetto, che prevede l'integrazione tra i due musei nella Reggia di Quisisana, «come occasione di formazione per i giovani che attraversano e comprendono le loro radici: dalla cultura del mare al teatro alla vocazione turistica, includendo quella dei prodotti del territorio» ha spiegato Maria Rispoli, direttrice del Museo Archeologico di Stabia "Libero D'Orsi"

Il nuovo allestimento nella Reggia sarà aperto solo su prenotazione per gruppi di 25 persone per un costo complessivo di 170 euro (per le scolaresche sarà gratuito) per la visita al Museo Archeologico che prosegue al terzo piano con il Civico. Ma ogni prima domenica del mese l'accesso sarà consentito a tutti a costo zero. Per questo il sindaco Vicinanza e il direttore del Parco Archeologico, Gabriel Zuchtriegel invitano tutti a scoprire il doppio percorso già il primo marzo prossimo. L'occasione è propizia per conoscere Castellammare di Stabia dalla Necropoli (VII secolo a.C.) all'incontro tra Etruschi e Romani, fino alla narrazione della storia contemporanea.

«Spero, domenica prossima - ha detto Zuchtriegel - di poter scoprire che questo luogo risulti al primo posto tra i siti d'arte per numero di visitatori. Devo confessare che all'inizio, quando mi fu presentato il progetto, ero scettico per le difficoltà logistiche per raggiungere questo luogo. Ma, ammetto che, ogni volta che vengo qui alla Reggia di Caserta, tra archeologia e paesaggio mi percepisco in un ambiente meraviglioso. Ed è favoloso che la città trovi qui la sua unità. Non è utile, infatti distinguere tra storia e archeologia. Per questo collaboriamo volentieri su questa strada. La storia di Stabia è diversa da quella di Pompei, più travagliata. E merita di essere conosciuta».

Un annuncio di Zuchtriegel ha aperto anche uno spiraglio sulla vicenda del Doriforo di Stabiae, emerso a metà degli anni Settanta ai piedi della collina di Varano, appartenuto a uno delle Ville stabiesi, esposto dal 1986 nel Museo di Minneapolis, dopo essere stato trafugato da Castellammare di Stabia, venduto a un antiquario romano e rispuntato nel Museo di Monaco... prendendo infine la strada per gli Stati Uniti. Una lunga indagine e battaglia giudiziaria non è riuscita a riportare l'opera preziosissima in Italia. Ma adesso il direttore del Parco Archeologico di Pompei ha progettato sul Doriforo una mostra per raccontarne la storia «in modo non bellicoso e non polemico» ha spiegato Zuchtriegel. Nella speranza che la Cultura riesca là dove politica, diplomazia, indagini e processi non sono riusciti. 

Anna Martino, responsabile dell'allestimento, ha spiegato che «il Museo Civico di Castellammare di Stabia è un museo di narrazioni». Al momento privo di oggetti ma ricco di tecnologie multimediali, che tanto piacciono ai giovani, ed è anche un «museo progressivo poiché la storia non si ferma e andrà quindi sempre più arricchendosi di altre storie, quali potrà raccontare la città». «Qui ora si raccontano le storie del porto, del mare, del cantiere navale fondato dai Borbone, della villeggiatura che a fine Ottocento fece di questa città una delle mete più alla moda del Golfo di Napoli, frequentata da intellettuali, scrittori, compositori e viaggiatori illustri» ha concluso, ricordando che nel museo sono rappresentati anche i molti paesaggi di Castellammare di Stabia: oltre al mare, il monte Faito e... aggiungeremmo il fiume Sarno, speriamo presto disinquinato. Infine, i tanti "figli" di Stabia che l'hanno resa famosa nello sport, nell'arte, nella scienza, nella giurisprudenza, in ruoli di diplomatici, giornalisti, scienziati.

Leonardo Di Mauro, professore dell'Università Federico II di Napoli, ha auspicato che ogni città possa dotarsi di un museo civico che ne racconti la storia. «Anche se non saranno Venezia o Siracusa, sarà importante che ogni cittadino possa contare su un luogo che conservi la storia delle proprie origini, insieme con una biblioteca, per non conoscerla genericamente solo attraverso i social. Il Museo storico evita l'omologazione in cui la storia del luogo rischia di perdersi. La storia locale va conosciuta».

«Questo museo - ha aggiunto l'assessore all'Identità, Annalisa Di Nuzzo - ha il valore di una "mappa della nostra comunità", una memoria sociale che si aggiorna e non sarà mai congelata, pietrificata». 

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