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«Una Fondazione perché non accada più»

La mamma di Domenico: «Dobbiamo far sì che mio figlio e la sua storia non vengano dimenticati»

«Una Fondazione perché non accada più»

Il piccolo Domenico con mamma Patrizia

NAPOLI. «La costituzione di una Fondazione nasce dall’idea evitare altri casi di malasanità e spingere maggiormente per agevolare i trapianti». A dirlo Patrizia Mercolino, la mamma di Domenico, il bambino di due anni morto sabato scorso all’ospedale Monaldi di Napoli dopo un trapianto di cuore fallito, che davanti al notaio Roberto Dante Cogliandro ha dato vita alla Fondazione che porterà il nome del piccolo e che sarà presieduta da lei con vice gli avvocati Francesco Petruzzi e Giovanni Rea. «Vedremo meglio come utilizzare questa Fondazione, non ci dimentichiamo che mio figlio aveva bisogno di un trapianto. Non dovrà succedere più a nessun altro bambino e a nessuna famiglia di dover soffrire come abbiamo sofferto noi» sottolinea.

E sull’inchiesta aggiunge: «Siamo arrivati a sette indagati, è arrivato il momento di fare giustizia. Il dolore me lo tengo per me, ma voglio la verità. La rabbia non serve a niente in questo momento. Dobbiamo fare in modo che mio figlio e la sua storia non vadano dimenticati perché quello che gli è successo non accada più a nessun bambino e che nessuna famiglia provi il nostro dolore. Questo è lo scopo della Fondazione».

E ancora: «Non ho mai chiesto un euro a nessuno, qualsiasi iniziativa e qualsiasi donazione venga data solo alla fondazione e non per iniziative con lo scopo di usare il nome di Domenico». Patrizia ricorda che «nessuno mi ha detto niente sulle condizioni di mio figlio. Poi ho inziato a chiedermi cosa fosse acaduto, ho consultato il mio legale per un parere e poi sui giornali è venuta fuori la cosa tutto fuori dai giornali. Alcune cose non mi quadravano, come il fatto che il cuore non fosse partito e all’inizio iltroppo dolore non mi ha portato a farmi tante domande , pensavo solo alla salvezza di Domenico. Poi ho saputo che il cuore non era partito. Martedì sera un’altra illusione, perché avrebbero potuto accertarsi prima se fosse trapiantabile o meno invece di alimentare la speranza in noi e illuderci».

Poi la donna spiega di aver visto «il tappeto di pupazzi fuori al Monaldi, bellissimo. Ne approfitto anche per ringraziare tutta l’Italia, per tutto il calore che stanno dimostrando a mio figlio. Veramente ringrazio tutti con tutto il cuore, Domenico è diventato il figlio di tutti. Ho percepito questo abbraccio immenso dal primo momento, ma adesso ancora di più. Ringrazio anche il mondo dell’informazione per il lavoro svolto». E l’avvocato Petruzzi precisa: «La Fondazione vule i tentativi di speculazione sull’immagine di Domenico come le truffe sui social, con Iban falsamente attribuiti alla madre, ma la vendita di magliette, accessori e gadget. È follia. Chiunque voglia donare lo faccia con il canale istituzionale pubblico della Fondazione Domenico Caliendo».

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