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il caso

Il primario Limongelli: «Via perché non informato di nulla»

Slitta la decisione del gip sull’incidente probatorio per l’autopsia sul corpo di Domenico

Il primario Limongelli: «Via perché non informato di nulla»

Patrizia Mercolino con l'avvocato Francesco Petruzzi

NAPOLI. Nella tragedia del piccolo Domenico, morto in seguito al trapianto di un cuore “bruciato”, spunta un’atra vicenda: quella delle dimissioni del responsabile della struttura pre-chirurgica Giuseppe Limongelli che affida al proprio legale, Gennaro Razzino, il chiarimento sulla propria decisione. «Non ha avuto alcun ruolo, né tantomeno ricevuto informativa dai responsabili del team chirurgico e follow up trapianto pediatrico in relazione alla fase immediatamente precedente al trapianto, alla fase chirurgica e post chirurgica. Motivi che gli hanno imposto di rassegnare le dimissioni dalle funzioni di responsabile della gestione cardiologica pre chirurgica» spiega il legale.

Il primario dell’Unità di Malattie cardiovascolari rare dell’ospedale Monaldi, ruolo che ancora svolge ha lasciato solo l’incarico di responsabile della struttura pre-chirurgica il 29 dicembre, sei giorni dopo l’operazione del 23 dicembre che ha segnato l’inizio del dramma di Domenico. Razzino ha voluto così chiarire i motivi delle dimissioni di Limongelli «alla luce del clamore mediatico che stanno suscitando» e «per smentire le notizie finora riportate da organi di informazione a diffusione nazionale e locale» ricordando che il primario «è stato responsabile della gestione cardiologica del piccolo Domenico fino a circa un mese prima del trapianto».

LA DECISIONE DEL GIP SULL’AUTOPSIA E L’INCIDENE PROBATORIO. Intanto, slitta ancora la decisione del gip sulla richiesta di incidente probatorio nell’inchiesta sulla morte del bambino. Un passaggio necessario per l’effettuazione dell’esame autoptico che dovrà chiarire le cause della morte del bambino ma anche per liberare la salma e consentire la celebrazione dei funerali che potrebbero tenersi, a questo punto, alla fine della prossima settimana. Intanto, oggi la Procura conferirà l’incarico ai due ingegneri che si occuperanno di fare gli accertamenti tecnici sui cellulari sequestrati ai sette sanitari indagati ai quali il sostituto procuratore Giuseppe Tittaferrante e il procuratore aggiunto Antonio Ricci contestano il reato di omicidio colposo in concorso.

Il tutto mentre fa discutere una foto pubblicata dai quotidiani nella quale è ritratto il contenitore utilizzato per il trasporto dell’organo da Bolzano a Napoli: una borsa frigo di plastica rigida con il manico arancione e di colore blu recante su un fianco la scritta a pennarello “S.OP.C.CHPED”, che dovrevve stare per Sala operatoria Cardiochirurgia pediatrica. Al centro delle indagini non è tanto il contenitore quanto la questione del ghiaccio utilizzato visto che quello secco abbassa la temperatura fino a -80 a differenza di quello da acqua.

GLI ISPETTORI DEL MINISTERO A BOLZANO. Intanto, ieri pomeriggio a Bolzano sono arrivati gli ispettori del ministero della Salute che hanno acquisito la documentazione relativa alle procedure sull’espianto del cuore da trapiantare, avvenuto a Bolzano, e sulla sua conservazione e trasporto fino a Napoli. Sono state effettuate anche delle audizioni e la vita dovrebbe concludersi oggi. Si lavora in maniera serrata per fare chiarezz quanto prima sulla morte del bambino e individuare con estrema precisione tutte le responsabilità della tragedia che ha visto un bimbo di due anni perdere la vita.

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