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27 Febbraio 2026 - 08:27
NAPOLI. L'espianto del cuore malato del piccolo Domenico Caliendo è avvenuto prima dell'arrivo del cuore prelevato a Bolzano, alle 14.18, mentre il via libera sull'arrivo dell'organo è giunto solo alle 14.22, 4 minuti dopo. Questi dettagli emergono dalla testimonianze rese dai sanitari ascoltati dalla Procura di Napoli che indaga sul trapianto di cuore fallito che ha poi determinato il decesso del bambino. Dalle sommarie informazioni, emergerebbero anche momenti di tensione, secondo un'infermiera avvenuti il 10 febbraio, nel corso di una riunione a cui ha partecipato anche il cardiochirurgo che ha impiantato il cuore danneggiato.
Dalle testimonianze raccolte tra i presenti nella sala operatoria a Napoli, poi, emergerebbero «particolari scioccanti» secondo quanto riferito dall'avvocato Francesco Petruzzi. Sempre da quanto riferito da testimoni, il cuore vecchio di Domenico era già stato sul tavolo quando i sanitari si sono accorti che qualcosa non andava nel contenitore utilizzato pere trasferire al Monaldi l'organo prelevato a Bolzano. Inoltre, il cardiochirurgo che ha eseguito l'intervento di impianto del cuore giunto da Bolzano avrebbe ripetuto più volte che a suo parere quell'organo non sarebbe ripartito.
Il cuore giunto all'ospedale Monaldi da Bolzano «era congelato», una «pietra durissima». Così lo descrive un sanitario presente in sala operatoria il 23 dicembre 2025 quando è stato eseuito il trapianto. Quando il cardiochirurgo Guido Oppido si sarebbe accorto della situazione, avrebbe detto che «questo cuore non farà nemmeno un battito, non ripartirà mai». A quel punto, non potendo più reimpiantare nel torace di Domenico il suo cuore, Oppido avrebbe deciso di tentare il trapianto del cuore congelato, tentando prima di scongelarlo. «Provammo a scongelare il cuore con acqua fredda, poi tiepida, infine calda raccontano i testimoni - Ma non servì a nulla» Si sarebbe riusciti solo parzialmente ad ammorbidirlo «attraverso i risciacqui con acqua calda».
Dalle testimonianze emergerebbero anche momenti di forte tensione, il 10 febbraio scorso, nel corso di una riunione a cui ha partecipato anche Oppido, che ha impiantato il cuore danneggiato. Al centro della disputa la tempistica dell'espianto del cuore relativamente all'arrivo dell'organo prelevato a Bolzano. Si sarebbe trattato di una riunione particolarmente accesa durante la quale Oppido ha anche sferrato un calcio a un termosifone. Le dichiarazioni sono al vaglio del pm Giuseppe Tittaferrante, titolare con il procuratore aggiunto Antonio Ricci delle indagini aperte con l’ipotesi di omicidio colposo.
L'avvocato Petruzzi ha chiesto l'aggravamento dell'ipotesi di accusa in omicidio volontario con dolo eventuale. «A parere di questa difesa ha spiegato il legale -, si spera che, una volta concluse le indagini, si proceda per omicidio volontario, non per omicidio colposo. Dall’esame della cartella clinica ci sono tutti i presupposti per configurare il dolo eventuale, che comporta l’omicidio volontario». Gli indagati sono sette.
La procura di Napoli ha inoltrato una richiesta di incidente probatorio all'autorità giudiziaria, nell'ambito delle indagini sul trapianto di cuore fallito. La decisione del giudice per le indagini preliminari di Napoli è attesa nei prossimi giorni. All'espianto del cuore nell'ospedale di Bolzano ha partecipato, come previsto dalla rete internazionale Eurotransplant, un'equipe austriaca del Centro Trapianti di Innsbruck. Sono stati infatti loro ad intervenire in sala operatoria, quando si è presentata una criticità durante l'espianto dei colleghi di Napoli. I medici austriaci sono stati ascoltati dagli inquirenti bolzanini.
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