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Il business dei pazienti deceduti, le tariffe per portare via le salme

I pentiti rivelano l’affare del clan Contini: «Fino a 1.200 euro per farli risultare vivi»

Il business dei pazienti deceduti, le tariffe per portare via le salme

NAPOLI. Ben ventuno pentiti hanno parlato della longa manus dei Contini sul San Giovanni Bosco. Un ospedale condizionato dalla presenza negli anni di affiliati e fiancheggiatori in alcuni gangli vitali. Al punto che Gennaro Manetta, semplice impiegato di una ditta di pulizia protetta dal clan, utilizzava come ufficio personale una stanza adibita a medicheria. La struttura fino al 2020, anno in cui si sono chiuse le indagini culminate mercoledì in quattro arresti, subiva una pesante pressione camorristica in attività importanti, a cominciare dal servizio di ambulanze per il trasporto dei pazienti per finire alle minacce ai medici per saltare le liste d’attesa e ottenere visite gratuite. Un clima molto diverso dall’attuale, come ha precisato ieri in una nota l’Asl Napoli 1: «Il personale sta operando in piena continuità senza alcuna problematica di sorta».

Importante il lavoro dell’allora direttore generale Ciro Verdoliva, autore di un repulisti che provocò resistenze e intimidazioni, ma ebbe successo. Nei due anni abbracciati dall’inchiesta della Dda gli inquirenti si sono trovati di fronte a un monopolio di fatto nel settore delle ambulanze attraverso la società Croce di San Luca gestita da Maurizio Scapolatiello, uno dei destinatari della misura cautelare, collegata a Gennaro Manetta, detto “Genny Maradona”, indagato invece a piede libero, ex consigliere circoscrizionale a San Carlo all’Arena. Di entrambi ha parlato Giuseppe De Rosa, imparentato con i Licciardi dell’Alleanza di Secondigliano.

«Alcuni infermieri e medici dell’ospedale San Giovanni Bosco», ha messo a verbale, «sono pagati dal titolare delle ambulanze per trasportare i pazienti deceduti a casa. Dovrebbero andare alla sala mortuaria, ma i familiari preferiscono avere il morto in casa e pagano 7-800 fino a 1.200 per il costo del trasporto e l’imbroglio. Il sanitario quando si accorge che un paziente è moribondo, chiama Maurizio e lui si avvicina alla famiglia proponendo l’affare “signora, pensiamo a tutto noi, se volete”». A quel punto era fatta: un medico redigeva un falso verbale da cui risultava che il paziente, già morto, chiedeva le dimissioni contro li parere dei medici e così lasciava l’ospedale in ambulanza. Maurizio Scapolatiello (per il quale il giudice per le indagini preliminari Ivana Salvatore ha però escluso l’aggravante camorristica) è descritto nelle pagine della misura cautelare come un punto di riferimento interno al San Giovanni Bosco per affiliati, fiancheggiatori e aderenti anche a clan alleati dei Contini.

Ricoveri, visite senza prenotazione e ticket, liste d’attesa per interventi chirurgici saltate: tutto poteva. Con lui lavorava Gennaro Manetta socio in affari. Come i carabinieri del reparto operativo (guidato dal colonnello Antonio Bagarolo) scoprirono da un’intercettazione. Un parcheggiatore abusivo concordò il costo del trasporto di un paziente morto a casa con “Genny Maradona”, che non aveva alcun incarico formale all’interno della Croce di San Luca.

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