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27 Febbraio 2026 - 08:40
NAPOLI. Ben ventuno pentiti hanno parlato della longa manus dei Contini sul San Giovanni Bosco. Un ospedale condizionato dalla presenza negli anni di affiliati e fiancheggiatori in alcuni gangli vitali. Al punto che Gennaro Manetta, semplice impiegato di una ditta di pulizia protetta dal clan, utilizzava come ufficio personale una stanza adibita a medicheria. La struttura fino al 2020, anno in cui si sono chiuse le indagini culminate mercoledì in quattro arresti, subiva una pesante pressione camorristica in attività importanti, a cominciare dal servizio di ambulanze per il trasporto dei pazienti per finire alle minacce ai medici per saltare le liste d’attesa e ottenere visite gratuite. Un clima molto diverso dall’attuale, come ha precisato ieri in una nota l’Asl Napoli 1: «Il personale sta operando in piena continuità senza alcuna problematica di sorta».
Importante il lavoro dell’allora direttore generale Ciro Verdoliva, autore di un repulisti che provocò resistenze e intimidazioni, ma ebbe successo. Nei due anni abbracciati dall’inchiesta della Dda gli inquirenti si sono trovati di fronte a un monopolio di fatto nel settore delle ambulanze attraverso la società Croce di San Luca gestita da Maurizio Scapolatiello, uno dei destinatari della misura cautelare, collegata a Gennaro Manetta, detto “Genny Maradona”, indagato invece a piede libero, ex consigliere circoscrizionale a San Carlo all’Arena. Di entrambi ha parlato Giuseppe De Rosa, imparentato con i Licciardi dell’Alleanza di Secondigliano.
«Alcuni infermieri e medici dell’ospedale San Giovanni Bosco», ha messo a verbale, «sono pagati dal titolare delle ambulanze per trasportare i pazienti deceduti a casa. Dovrebbero andare alla sala mortuaria, ma i familiari preferiscono avere il morto in casa e pagano 7-800 fino a 1.200 per il costo del trasporto e l’imbroglio. Il sanitario quando si accorge che un paziente è moribondo, chiama Maurizio e lui si avvicina alla famiglia proponendo l’affare “signora, pensiamo a tutto noi, se volete”». A quel punto era fatta: un medico redigeva un falso verbale da cui risultava che il paziente, già morto, chiedeva le dimissioni contro li parere dei medici e così lasciava l’ospedale in ambulanza. Maurizio Scapolatiello (per il quale il giudice per le indagini preliminari Ivana Salvatore ha però escluso l’aggravante camorristica) è descritto nelle pagine della misura cautelare come un punto di riferimento interno al San Giovanni Bosco per affiliati, fiancheggiatori e aderenti anche a clan alleati dei Contini.
Ricoveri, visite senza prenotazione e ticket, liste d’attesa per interventi chirurgici saltate: tutto poteva. Con lui lavorava Gennaro Manetta socio in affari. Come i carabinieri del reparto operativo (guidato dal colonnello Antonio Bagarolo) scoprirono da un’intercettazione. Un parcheggiatore abusivo concordò il costo del trasporto di un paziente morto a casa con “Genny Maradona”, che non aveva alcun incarico formale all’interno della Croce di San Luca.
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