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27 Febbraio 2026 - 08:43
NAPOLI. Minacce e vendette per la bimba contesa all’ombra del “sistema” di Ponticelli, dopo la stangata rimediata in primo grado per il clan degli “Xx” arriva una raffica di sconti. Il processo celebrato innanzi alla terza sezione della Corte di appello si è concluso ieri pomeriggio con otto condanne piuttosto soft, soprattutto vista la consistenza delle accuse spiccate dalla Procura. Non a caso il procuratore generale, chiedendo la conferma di tutte le pene di primo grado, ha parlato di «fatti aberranti».
Queste nel dettaglio le condanne ridimensionate: Salvatore De Martino, 4 anni; Francesco De Martino, 5 anni; Carmela Ricca, 4 anni e 4 mesi; Gabriele Di Carluccio, Felice Rea, Luigi Pangia e Alessio Velotti, 3 anni e 10 mesi a testa; Francesco Punzo, 2 anni e 4 mesi. In attesa del deposito delle motivazioni, fissato in trenta giorni, il verdetto è stato accolto con favore dal collegio difensivo, composto dagli avvocati Giacomo Pace, Dario Carmine Procentese, Leopoldo Perone, Giuseppe Perfetto e Mario Fortunato. Gli imputati, a seconda delle varie posizioni, dovevano rispondere dei reati di atti persecutori, lesioni personali e detenzione e porto in luogo pubblico di armi, delitti aggravati dal metodo mafioso per aver fatto ricorso all’intimidazione di tipo camorristico denominata clan De Martino, storicamente attiva a Ponticelli e alleato dei De Micco “Bodo”.
Nel corso dell’inchiesta culminata negli arresti di luglio 2024 è emerso che avrebbero fatto ricorso a imposizioni, progressivamente divenute più intimidatorie e prevaricatrici, per garantirsi per alcune ore al giorno l’affidamento, in assenza di regolamentazione giudiziaria, della bambina nata dalla relazione tra la giovane donna e il rampollo Salvatore De Martino. Il quale anche dal carcere riusciva a comunicare con la ex grazie a un cellulare che nel fine settimana, stando a quanto riferito dalla vittima ai carabinieri, gli veniva consegnato da un agente penitenziario. Con il telefonino parlava anche con la figlia. Francesco De Martino e la moglie Carmela Ricci sono sicuramente affezionati alla nipotina.
Ma i metodi utilizzati per vederla hanno notevole rilevanza penale secondo gli inquirenti, come i cortei armati degli affiliati al gruppo camorristico in questione per scortarli in occasione dei quotidiani prelievi e delle riconsegne della bambina. Secondo la pubblica accusa era Felice Rea a girare con una pistola. I nonni paterni a bordo di una macchina raggiungevano, scortati da tre moto, un parcheggio nei dintorni del negozio dei nonni materni.
Spesso nascevano contrasti e partivano minacce, come «Quando esce mio figlio Antonio (fratello di Salvatore, ndr) te la vedi con lui», «non avete capito con chi avete a che fare, a Ponticelli comando io». Prima di essere arrestato per un’altra vicenda, “Tore Xx” si sarebbe presentato inoltre a casa della madre di sua figlia, esclamando: «Devi farmela vedere, allora non hai capito cosa succede». «E fammelo vedere cosa succede», rispose esasperata la vittima.
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