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il verdetto
28 Febbraio 2026 - 09:13
NAPOLI. Droni per inondare di droga il carcere di Secondigliano, il processo di primo grado chiamato a fare luce sulle responsabilità di alcuni esponenti di punta del clan della Vanella Grassi, ma non solo, si conclude con dieci condanne per un ammontare di oltre 130 anni di carcere. Pene consistenti, ma in alcuni casi abbastanza al di sotto delle aspettative della Procura. Per due imputati è stato tra l’altro riconosciuto il vincolo della continuazione con altre, precedenti condanne; per altri è stata invece esclusa l’accusa di essere stati i capi e promotori dell’organizzazione.
Questo, nel dettaglio, il dispositivo pronunciato ieri pomeriggio dal gup Aufieri al termine del processo celebrato con il rito abbreviato: Rita Pitirollo, 20 anni di carcere; Nico Grimaldi, 20 anni; Addolorata De Falco, 14 anni; Antonio Salvati, 14 anni e 10 mesi in continuazione; Ciro Petrozzi, 14 anni; Giuseppe Effuso, 2 anni; Anna Cataldo, 14 anni e 10 mesi; Nicola Vellucci, 9 anni e 6 mesi in continuazione; Gaetano Grimaldi, 9 anni e 5 mesi; Carmine Casaburi, 14 anni e 10 mesi. Il verdetto, viste le richieste avanzate dal pubblico ministero nel corso della requisitoria, è stato dunque accolto con una certa soddisfazione dal collegio difensivo, composto dagli avvocati Luca Mottola, Rocco Maria Spina, Mauro Zollo, Tiziana Fedele e Massimo De Marco.
A condurre le indagini erano stati i poliziotti dell’Area 4 del Sisco con base a Napoli. Investigatori specializzati nel contrasto alla criminalità organizzata, che a novembre hanno eseguito dodici misure cautelari per i reati associativi concernenti il traffico di stupefacenti e l’accesso indebito di dispositivi idonei alla comunicazione per i detenuti, fatti aggravati dal metodo mafioso e dalla finalità di agevolare l’associazione camorristica Vanella Grassi, attiva in particolar modo nella zona del Perrone di Secondigliano, ma nel corso degli anni allargatasi all’intero quartiere in seguito a una spregiudicata politica di alleanze, al punto che i componenti sono stati ribattezzati “i girati”.
Con il Sisco hanno collaborato all’operazione la Squadra mobile della questura e il personale della polizia scientifica. Droga e cellulari soprattutto, ma anche oggetti da Amazon e persino profumi di lusso venivano introdotti nel carcere di Secondigliano e dalla base operativa di via del Cassano lavorava a gran ritmo un’organizzazione riconducibile alla Vanella che riforniva i detenuti di ogni bene “necessario” e apparentemente superfluo.
A capo del gruppo, orchestrando le operazioni dall’interno, c’era Nico Grimaldi, spalleggiato da Carmine Casaburi, mentre all’esterno agivano Rita Pitirollo, madre di Grimaldi, e Addolorata De Falco, sua moglie. Il trasporto avveniva con i droni di ultima generazione, manovrati dal driver Nicola Vellucci, che partivano dal vicino campo nomadi di Secondigliano dietro compenso di 100 euro per volta a un rom o dalla terrazza di un palazzo in via Pazienza, proprio di fronte alla struttura penitenziaria.
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