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Tremano i babyras della faida, la Procura chiede la stangata

Omicidio Tufano, il pm va all’attacco: chieste condanne tra i 16 e i 20 anni

Tremano i babyras della faida, la Procura chiede la stangata

NAPOLI. Faida dei babyras sull’asse rione Sanità-piazza Mercato, il processo di primo grado chiamato a fare luce sull’omicidio del quindicenne Emanuele Tufano, ucciso dal fuoco amico durante un’incursione armata nel feudo dei rivali, approda alla fase clou con la requisitoria del pubblico ministero. Il pm minorile De Luca, ieri mattina, no ha fatto sconti e per i tre giovanissimi imputati per l’assassinio dell’amico ha chiesto condanne esemplari: 20 anni per F.P.F., 18 anni per M.V. e 16 anni per N.G. Rischiano grosso anche i tre presunti componenti della paranza del Mercato, che rispondono invece di tentato omicidio. Per F.A. sono stati chiesti 12 anni di carcere, per A.P. e G.M. 11 anni e 4 mesi a testa.

Il processo che si sta celebrando innanzi al gip Lucarelli riprenderà il mese prossimo, quando la palla passerà al collegio difensivo. Il team composto dai penalisti Roberto Saccomanno, Sergio Lino Morra, Domenico Dello Iacono, Cesare Amodio, Immacolata Spina e Valerio Esposito sarà dunque chiamato al non semplice compito di aprire una breccia in un quadro indiziario rivelatosi fin qui granitico. Anche il pubblico ministero, vagliando le posizioni dei sei imputati, ha infatti evidenziato la gravità degli elementi probatori: su tutti i risultati degli accertamenti balistici, gli abiti sequestrati nel corso delle indagini e le dichiarazioni rese dai testimoni, oltre ad alcune confessioni.

La svolta nelle indagini era arrivata a maggio dello scorso anno, quando carabinieri e polizia eseguirono in una sola notte sedici arresti per due omicidi: quello di Emanuele Tufano e quello di Emanuele Durante, ritenuto erroneamente l’artefice di una trappola contro gli amici del rione Sanità. Il tribunale della camorra ne aveva infatti decretato la morte. Ma in entrambi i casi le indagini hanno fatto centro, individuando in tempi brevi i componenti dei gruppi armati in azione il 24 ottobre 2024, giorno della morte del minorenne, e i due autori dell’agguato del 15 marzo 2025 al 20enne di Forcella, che un mese prima aveva detto alla madre una frase inquietante: «Mamma, morirò presto, non dimenticartelo».

Con il coordinamento della direzione distrettuale antimafia, sul primo fronte, conclusosi con 14 arresti, ha operato la polizia di Stato; sul secondo, i carabinieri. I minori coinvolti sono sei. Sono stati gli investigatori della sezione Omicidi della Squadra mobile a chiarire retroscena e fase esecutiva dell’omicidio di Emanuele Tufano. Mentre sull’agguato mortale a Emanuele Durante hanno lavorato i carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto territoriale. Immagini della videosorveglianza, intercettazioni telefoniche e ambientali con microspie in questura e in caserma hanno permesso di individuare Cristian Scarallo e soci nel gruppo della Sanità (nell’orbita dei Sequino) che si spinse quella sera nel rione Mercato trovandosi alle spalle Gennaro De Martino e tre minorenni.

In entrambe le parti non mancavano le armi e così partì un terribile conflitto a fuoco costato la vita a Emanuele Tufano, durato 42 secondi. Stesse tecniche investigative per la risoluzione del caso Durante, i cui autori sono stati riconosciuti in video e in foto. Anche alcune testimonianze, poi ritrattate per paura del “sistema” , fanno parte degli atti dell’inchiesta. Per l’omicidio del 15enne sono accusato in concorso Scarallo, Giuseppe Auricchio, Vincenzo Zerobio, Francesco Esposito “pezzettino”, Raffaele Criscuolo, Mattia Buonafine e Simone Gioffredo.

Con loro c’era anche Durante, a bordo del primo scooter dei sei incolonnati: 12 giovani in tutto, tra cui 4 minorenni. Non è certo ancora chi abbia sparato al 15enne. Dalle immagini si vedeva Esposito con il braccio teso mentre si gira verso i nemici alle sue spalle e spara. Dietro di lui c’era il motorino con Tufano e un altro ragazzo, M.V., entrambi colpiti, anch’essi componenti del gruppo della Sanità. Dopo l’omicidio si susseguono le telefonate tra parenti degli indagati e si fanno alcuni nomi. A maggio gli arresti. Adesso la Procura lancia l’affondo e per i sei minorenni responsabili di quella notte di sangue e terrore la stangata è dietro l’angolo.

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