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l'inchiesta
01 Marzo 2026 - 09:17
NAPOLI. Il cuore malato di Domenico Caliendo era stato espiantato prima della verifica su quello da trapiantare. La conferma di un elemento emerso dalle indagini negli ultimi giorni arriva dalla deposizione al pm di una tecnica di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare presente in sala operatoria il 23 dicembre scorso, quando si intervenne sul piccolo Domenico.
LA DEPOSIZIONE DELLA TECNICA DI FISIOPATOLOGIA CARDIOCIRCOLATORIA. La professionista spiega che il contenitore chiuso arrivò poco prima delle 14.30, poi quando venne aperto e ci si accorse che qualcosa non quadrava, il cuore vecchio di Domenico era già sul tavolo e che il cardiochirurgo Guido Oppido «stava ultimando la cardiectomia quando il contenitore non era ancora aperto. Nella mia esperienza di trapianti era la prima volta che vedevo un torace vuoto». La donna era stata presente nel 2017 a un altro trapianto effettuato da Oppido e ha ricordato che il clampaggio, ovvero la manovra chirurgica che blocca il flusso sanguigno nell’aorta ascendente durante interventi a cuore aperto, fermando l’organo per operare in sicurezza, e l’inizio dell’asportazione del cuore da sostituire erano avvenuti dopo l’esame del nuovo cuore da parte di Oppido. La tecnica perfusionista ha spiegato di non aver assistito all’apertura del contenitore ma che una collega le aveva riferito che l’organo «era tutto congelato».
Visto che il cuore malato era stato già asportato, si era cercato di scongelare il cuore e che Oppido cercò di farlo usando «una enorme siringa. Il dottor Oppido prese il cuore in mano e disse: “Questo non farà neanche un battito”. Subito dopo l'impianto, e accertato che non c’era stata nessuna funzionalità elettrica del nuovo cuore, il paziente fu messo in Ecmo». Nella sua deposizione, l’infemiera specializzata parla anche di un clima non proprio idilliaco nel nostro reparto «a causa del clima di conflittualità ingenerato dal carattere del dottor Oppido».
Quest’ultimo, tra l’altro, avrebbe chiamato nella propria stanza l’infermiera specializzata dicendole visibilmente contrariato «“come è possibile che io ho clampato alle 14.18 quando il cuore era fuori dall'ospedale?”. Poi guardando la sua equipe diede un calcio al termosifone esclamando: “Hai visto con che gente di merda ho a che fare?”». Poi la teste palò con una collega che le disse di essere stata accusata da Oppido «di non aver compreso quale vaso era stato clampato, ma lei confermò la mia versione».
DOPODOMANI L’INCIDENTE PROBATORIO. Martedì, intanto, come già annunciato l’altro giorno, si terrà il conferimento degli incarichi per l’incidente probatorio. Sono sette i medici del Monaldi indagati, per i quali si ipotizza il reato di omicidio colposo in concorso: si tratta di Mariangela Addonizio, cardiochirurga, assistita dall’avvocato Alberto Surmonte; Emma Bergonzoni, cardiochirurga, seguita dal legale Vincenzo Maiello; Francesca Blasi, anestesista dell’Uoc di Cardiochirurgia pediatrica e cardiopatie congenite, che ha come avvocato Ermanno Carnevale; Marisa De Feo, direttrice del Dipartimento di Cardiochirurgia e dei trapianti del Monaldi, assistita dall’avvocato Luigi Ferrante; Gabriella Farina, responsabile dell’equipe medica che ha eseguito l’espianto a Bolzano, che ha come avvocati Anna Maria Ziccardi e Dario Gagliano; Guido Oppido, il cardiochirurgo responsabile della Cardiochirurgia pediatrica del Monaldi che ha eseguito il trapianto a Napoli, difeso dagli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge; Vincenzo Pagano, assistito dagli avvocati Silverio Sica e Giuseppe Pepe. Il gip di Napoli Mariano Sorrentino ha delegato l’autopsia sul piccolo Domenico, ha un pool di esperti formato dai professori Mauro Rinaldi, Luca Lorini e Biagio Solarino, rispettivamente di Torino, Bergamo e Bari,che dovranno stabilire anche del cuore trapiantato presentasse alterazioni anatomiche e/ funzionali dovute a errori della equipe che ha effettuato il prelievo a Bolzano e di quelle che ha proceduto al trapianto a Napoli. Su Rinaldi, però, pende l’istanza di ricurazione presentata dall’avvocato della famiglia di Domenico.
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