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Cuore bruciato
02 Marzo 2026 - 07:50
Patrizia Mercolino, madre di Domenico Caliendo, il piccolo morto dopo il trapianto di un cuore bruciato al Monaldi
NAPOLI. Si dice «sconcertata» Patrizia Mercolino, madre di Domenico Caliendo, il piccolo morto dopo il trapianto di un cuore bruciato al Monaldi.
Nella nota affidata all’avvocato Francesco Petruzzi il riferimento è dal verbale sintetico di una riunione urgente convocata il 30 dicembre scorso dai vertici dell’Azienda dei Colli dove, sottolinea il legale, il primario Oppido «si dice fermamente convinto della bontà degli atti chirurgici, sia del cuore prelevato definito perfettamente prelevato e integro, sia del trapianto che non perde sangue in nessuna anastomosi. E per far capire di essere sicuro, spiega anche che chiederà lui stesso riscontro autoptico qualora si verificasse l'exitus a tutela della sua reputazione. La mamma di Domenico chiede di fare chiarezza su questo e su gli altri aspetti della drammatica vicenda».
Il tutto mentre domani è in programma il conferimento degli incarichi per l’incidente probatorio sulla morte di Domenico.
Sono sette i medici del Monaldi indagati, per i quali si ipotizza il reato di omicidio colposo in concorso: si tratta di Mariangela Addonizio, cardiochirurga; Emma Bergonzoni, cardiochirurga; Francesca Blasi, anestesista dell’Uoc di Cardiochirurgia pediatrica e cardiopatie congenite; Marisa De Feo, direttrice del Dipartimento di Cardiochirurgia e dei trapianti del Monaldi; Gabriella Farina, responsabile dell’equipe medica che ha eseguito l’espianto a Bolzano; Guido Oppido, il cardiochirurgo responsabile della Cardiochirurgia pediatrica del Monaldi che ha eseguito il trapianto a Napoli; Vincenzo Pagano, cardiochirurgo.
Il gip di Napoli Mariano Sorrentino ha delegato l’autopsia sul piccolo Domenico, ha un pool di esperti formato dai professori Mauro Rinaldi, Luca Lorini e Biagio Solarino. Sull’incidente probatorio, però, c’è la spada di Damocle dell’istanza di ricusazione presentata dall’avvocato Petruzzi nei confronti di Rinaldi che, secondo il legale, non garantirebbe l’imparzialità avendo espresso, due settimane prima dell’ordinanza di ammissione dell’incidente probatorio e otto prima del morte di Domenico, valutazioni tecnico-scientifiche di merito su testate giornalistiche e con associazioni di categoria valutazioni tecnico-scientifiche di merito.
Inoltre, secondo Petruzzi, Rinaldi sarebbe autore di una pubblicazione scientifica realizzata con uno dei medici attualmente indagati. A rafforzare la convinzione di Petruzzi anche un documento della Società italiana di chirurgia cardiaca, di cui Rinaldi è vicepresidente, riservata ai soci nella quale si sottolineava lo scoramento per quanto accaduto al Monaldi di Napoli e si puntava il dito contro quello che era definito «l’aggiornamento mediatico continuo degli avvenimenti, ricostruiti con un approccio giornalistico spesso volto più a fare audience, piuttosto che a dare un'informazione limitata ai fatti e rispettosa delle drammatiche vicende umane coinvolte nell’evento».
Cosa, questa che aveva spinto la Società, che in un primo momento aveva deciso di non commentare la vicenda, a esprimere «solidarietà ai colleghi del Monaldi» ricordando che «Albert Wu, della Johns Hopkins University, nel 2000 ha coniato il termine di “second victim syndrome” ossia quello stato emozionale che sconvolge la vita personale e professionale dei sanitari coinvolti in eventi avversi maggiori durante la pratica clinica».
Un documento che secondo Petruzzi conferma «l’incompatibilità di Rinaldi a svolgere il ruolo di perito». Adesso, quindi, è attesa la pronuncia del Gip sull’istanza di ricusazione: una pronuncia potrebbe arrivare tra oggi e domani .
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