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“Fuga pericolosa”, preso un Rinaldi

Inseguimento show a Barra, fermato il 33enne Carmine: è il figlio di un esponente del gruppo

“Fuga pericolosa”, preso un Rinaldi

NAPOLI. È il primo arresto sulla base del cosiddetto decreto sicurezza, il decreto legge numero 23 del 24 febbraio scorso che ha inasprito le pene per alcuni reati e introdotto un ulteriore giro di vite nei confronti della criminalità diffuso. A battere sul tempo tutti gli altri è stato Carmine Rinaldi, 33enne napoletano incensurato, figlio del più noto Raffaele dell’omonima famiglia del rione Villa a San Giovanni a Teduccio.

Non si è fermato all’alt dei carabinieri e dopo un breve inseguimento è finito in manette. La norma introdotta alla fine del mese scorso, che dovrà essere convertita in legge entro 60 giorni pena la decadenza, prevede che chi non ottempera all’alt delle forze dell’ordine è punibile anche con la reclusione nel caso in cui metta in pericolo l’incolumità degli altri.

La “fuga pericolosa” insomma si sostanzia in una formulazione un po' più severa del reato di resistenza a pubblico ufficiale rispetto alla precedente. L’episodio che potrebbe inaugurare adesso una prevedibile lunga serie di arresti è avvenuto in via Mastellone, nel quartiere Barra.

Nella strada si stavano muovendo i carabinieri motociclisti del Nucleo radiomobile di Napoli, i quali hanno deciso di controllare uno scooter sul quale viaggiava un giovane adulto, poi identificato in Carmine Rinaldi, 33enne nato a Massa di Somma. È scattato quindi l’alt, ma il centauro non ha ottemperato all’alt.

Anzi, ha accelerato e si è allontanato a tutto gas. È cominciato quindi un inseguimento a forte velocità, fortunatamente durato poco. Altrimenti effettivamente si sarebbe potuto verificare un incidente stradale e qualcuno poteva andarci di mezzo. I militari dell’Arma sono stati bravi a raggiungerlo e a bloccarlo poche centinaia di metri dopo, sempre a Barra. Per Carmine Rinaldi sono così scattate le manette e ora è in attesa di giudizio.

Addosso aveva 2.860 euro in contanti, di cui non ha spiegato la provenienza in maniera credibile secondo gli investigatori, ritenuto quindi provento illecito e sequestrato. Un provvedimento comunque, contro cui è possibile fare ricorso per ottenere la restituzione del denaro.

Al di là dell’applicazione della norma del decreto sicurezza sulla “fuga pericolosa”, la vicenda racconta dimostra ancora una volta come soprattutto nelle zone di periferia la cultura della legalità sia ancora un miraggio. Il rappresentante delle forze dell’ordine viene visto sempre come un nemico, a prescindere da tutto.

Quindi anche un semplice controllo è visto con fastidio e diventa intollerabile. Appena qualche settimana fa il conducente di uno scooter non si fermò all’alt delle forze dell’ordine e diede vita a una lunga fuga, motivata semplicemente dal fatto che non voleva sottoporsi a controllo davanti alla fidanzata che era in sella al suo scooter.

In quel caso se la cavò con una denuncia a piede libero per resistenza a pubblico ufficiale, non essendo stati commessi reati. Anche patente e assicurazione del mezzo erano in regola: dunque, perché non fermarsi all’alt dei militari?

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