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L'omicidio a Marano
08 Marzo 2026 - 12:14
NAPOLI. Castrese Palumbo, certamente per anni un personaggio gravitante nell’orbita del clan dei Nuvoletta di Marano, quando questo era il più forte clan del malaffare in Campania, non è stato mai il cognato del boss Angelo Nuvoletta. Di certo l’esecuzione, abbastanza plateale, è di chiaro ed inequivocabile stile camorristico, ma da anni, la sua figura era scomparsa dal panorama criminale che conta.
Vi è di più, dopo il suicidio del figlio, “Svitapierno”, questo era il soprannome con il quale l’anziano era conosciuto nel sistema criminale locale, era diventato quasi invisibile, si vedeva poco in città, aveva attaccato al chiodo le “armi del mestiere”, continuando a vivere nell’ombra il suo ultimo scorcio di vita. E allora da dove nasce quest’assassinio certamente eccellente di un personaggio che custodiva dentro di sé, avendo raggiunto quasi gli ottant’anni, segreti della potente famiglia di Poggio Vallesana?
Difficile per il momento riuscire a trovare un movente che possa giustificare questa feroce esecuzione, certamente pianificata nei minimi dettagl. Difficile mettere nel ventaglio delle possibili ipotesi una vendetta per punirlo dell’assassinio commesso dal nipote. Troppo scontato.
Cosi com’è difficile immaginare che l’anziano, si sia in qualche modo rimesso in carreggiata, provando ad organizzare un cartello criminale capace di confrontarsi e combattere con gli attuali cartelli operativi presenti sul territorio. Ancora più improbabile, immaginare che qualcuno ha voluto punire Castrese Palumbo perché stava per avviare una guerra per il controllo del territorio. Di certo quella maranese era, ed è, un’area difficile, dove purtroppo esiste una delle due sole costole della cosiddetta camorra “mafizzata”.
La sua vicinanza a Giugliano in Campania ha sempre influenzato il sistema criminale che tiene le redini del malaffare. Oggi più che allora, con la salita in cattedra delle cosiddette “nuove leve”, l’ipotesi di un’epurazione violenta di un vecchio esponente della camorra locale lascia tutti attoniti e basiti. Ovviamente “radio-vicoli” e “radio mala”, a breve inizieranno a parlare di quest’omicidio, riferendo certamente qualche verità e svelando cosi il movente di un omicidio impensabile ed imprevedibile.
Non è da escludere comunque che Castrese Palumbo, per tutti “Svitapierno”, non si sia reso conto di aver superato qualche limite, affrontando a viso aperto qualcuno di queste nuove leve che ha mal digerito l’affronto, decretando cosi la morte di un uomo che tutti ormai consideravano in pensione e che si stava godendo il percorso finale di una vita caratterizzata da fatti ed eventi pericolosi.
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