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Camorra

Nuovo clan Moccia, sei condanne

La paranza di “Maruzziell” rimedia mezzo secolo di carcere, ma il gip ha ridimensionato le accuse di sangue

Nuovo clan Moccia, sei condanne

Nel riquadro il presunto boss di Casoria Mauro Franzese, alias “Maruzziell”

NAPOLI. Agguati e racket per comandare a Casoria, la paranza satellite del clan Moccia capeggiata dal ras Mauro Franzese, alias “Maruzziell”, incassa una prima sfilza di condanne, ma la stangata non arriva. Il presunto boss, in primis, è riuscito a limitare i danni, rimediando una pena parecchio inferiore rispetto a quanto chiesto dalla Procura in sede di requisitoria.

Questo, nel dettaglio, il dispositivo pronunciato dal gip Ciollaro: Mauro Franzese 12 anni, Salvatore Ambrosio “’a mafietta” 7 anni e 8 mesi, Salvatore Barbato 13 anni e 9 mesi; Jonathan Piglia 8 anni e 9 mesi, Vincenzo Rullo 8 anni, Salvatore Iorio 4 anni e 4 mesi.

Barbato è stato assolto dall’accusa di aver preso parte al tentato omicidio di Vincenzo Capriello, mentre per Piglia e Rullo lo stesso reato è stato riqualificato nella fattispecie più lieve di lesioni gravi. Iorio è stato assolto invece dall’accusa di associazione mafiosa, oltre che da quella di aver preso parte a un feroce pestaggio avvenuto ad Afragola nell’agosto del 2024.

Il verdetto è stato accolto con soddisfazione dal collegio difensivo, composto dagli avvocati Dario Carmine Procentese per Franzese, Iorio, Piglia e Ambrosio; Luigi Ciocio e Luigi Ferro per Rullo; e Vincenzo De Rosa per Barbato. Tutti e sei erano a vario titolo accusati di associazione mafiosa, fatti di sangue, oltre che dei reati di armi, droga, estorsione e tentata estorsione. Delitti, neanche a dirlo, aggravati dal metodo e dalla finalità camorristici.

La retata era scattata al termine dell’attività di indagine che nei precedenti dodici mesi aveva visto impegnati i poliziotti della Squadra mobile, coordinati dai sostituti procuratori Ilaria Sasso del Verme e Giorgia De Ponte e dall’aggiunto Sergio Ferrigno. Dalla lettura delle 174 pagine del decreto di fermo si apprendeva che il capo indiscusso dell’organizzazione sarebbe stato il boss Franzese, referente del clan Moccia nel territorio di Casoria.

La cosca, a partire da gennaio 2024, avrebbe messo in atto una strategia criminale serratissima finalizzata ad acquisire il controllo egemonico del territorio «attraverso l’imposizione di tangenti estorsive a imprenditori edili, commercianti e altri operatori economici».

Per raggiungere lo scopo il clan non avrebbe disdegnato il ricorso a minacce, danneggiamenti e bombe. Del ponte di comando avrebbero fatto parte anche Salvatore Barbato, Jonathan Piglia e Salvatore Ambrosio, attivi soprattutto nella gestione dello smercio di droga e nell’imposizione del racket.

I tre, in concorso con Vincenzo Rullo, avrebbero organizzato una serie di summit per programmare i raid, effettuando anche diversi sopralluoghi finalizzati all’individuazione delle attività da taglieggiare. Salvatore Iorio si sarebbe invece occupato prevalentemente di droga e di organizzare alcuni incontri con i clan rivali. L’ultima tegola è poi arrivata a luglio scorso, con il pentimento eccellente di Giovanni Barra, che ha più volte puntato il dito proprio contro il ras Franzese.

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